domenica 4 ottobre 2015

COME VENDERE OGGETTI AUTOPRODOTTI - How to put self made design in the market of Italy

  Vimini, Spazzatura, Antiquariato

English text below



Oggetti di design autoprodotto - Come metterli sul mercato?

Qui di seguito si forniscono a designer, artisti, artigiani che operano in Italia alcune indicazioni su come collocare sul mercato oggetti di design autoprodotti realizzati con materiali di recupero.
In questa parte ricerca, aggiornata a giugno 2012, si è scelto di intervistare una serie di operatori del settore (designer, artisti, artigiani) al fine di ricostruire e analizzare le modalità di vendita più diffuse, non essendo in Italia prevista fiscalmente la figura del "designer autoproduttore" che segue in prima persona tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione sino alla vendita del prodotto.
Le due prassi più comuni per mettere sul mercato un oggetto di design autoprodotto qualificano il prodotto, da un lato, come “opera d’arte”, dall'altro, come “prodotto di artigianato”.

  • Vendere l’oggetto come Opera d’arte
In assenza di una definizione univoca ed esplicita dei concetti di arte e di opera d’arte l’ordinamento italiano ha delineato un quadro giuridico di riferimento sostanzialmente incentrato su un duplice livello: quello rappresentato dalle norme costituzionali (artt. 9, 33 e 34 della Costituzione) e dalla normativa speciale del settore e quello proprio della normativa, altrettanto speciale, del diritto d’autore[1].
Occorre quindi fare riferimento all’art. 2575 del Codice Civile, che stabilisce che “formano oggetto del diritto di autore le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”, e all’art.1 della L. 633/1941 (Legge sul diritto d’autore), che stabilisce che “sono protette ai sensi di questa legge le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.
La norma generale richiede pertanto la sussistenza della sola caratteristica della creatività per la tutela delle opere.
Il diritto d’autore  tutela il soggetto creatore dell’opera d’arte in tutte le sue forme espressive, assicurando allo stesso la difesa dello sfruttamento economico e di quello c.d. morale che ne consegue, così come garantisce l’opera da qualsivoglia alterazione che ne possa pregiudicare tanto l’integrità che il suo valore espressivo[2]

L’attività dell’artista può essere occasionale abituale (per una definizione si può vedere questo link).
Se l’attività dell’artista è occasionale per la vendita di un quadro è sufficiente una semplice ricevuta per vendita occasionale (a questo link è possibile vedere un esempio di ricevuta per vendita occasionale di opera d’arte).
Se l’attività dell’artista è abituale occorre richiedere la partita IVA all’Agenzia delle Entrate e adempiere da quel momento a tutti gli obblighi di un lavoratore autonomo.
Tra gli obblighi del’artista abituale, il primo è certamente l’emissione della fattura all’atto della vendita del quadro o se precedente al momento dell’incasso, con l’applicazione dell’IVA nella misura del 10%, salvo che non sia possibile rientrare in regime minimi o forfettari che consentono di non applicare l’IVA: la vendita di un’opera d’arte da parte dell’artista gode infatti di una  aliquota agevolata rispetto a quella ordinaria del 21%[3].
La cessione di un’opera d’arte[4], anche se effettuata direttamente dall’autore, si qualifica infatti senza dubbio comecessione di bene, e non prestazione di servizi:  i Paesi aderenti alla Comunità europea non hanno dunque il potere di esentare da IVA tale attività[5].
Per ciò che attiene strettamente al design, soltanto con il D.Lgs. 95/2001, e con espresso riferimento alla materia dell’industrial design, si è giunti a concedere spazio e tutela a questa disciplina nell’ambito del diritto d’autore: tale Decreto, modificando l’art. 2, punto 10, della L. 633/1941 (Legge sul diritto d’autore) ha posto tra le opere meritevoli di tutela leattività di disegno industriale che presentino caratteri di creatività e di valore artistico.  La norma citata condiziona pertanto la protezione mediante le norme sul diritto d’autore delle “opere del disegno industriale” alla sussistenza di un requisito ulteriore rispetto alle altre opere dell’ingegno, rappresentato appunto dal valore artistico[6].
Il combinato disposto degli artt. 2, punto 10, Legge sul diritto d’autore e 44 Codice della proprietà industriale (come modificato dal D.L. 216/2011), prevede oggi il cumulo tra tutela della registrazione come disegno e tutela d’autore per quelle opere che presentano “di per sé” carattere creativo e valore artistico[7]. Tale disciplina subordina la protezione al valore di mercato delle forme e non più soltanto al loro valore estetico, legando la tutela alla percezione dell’impatto estetico da parte di utilizzatori informati e alla ricorrenza di caratteristiche esterne, connesse all’aspetto di un prodotto, idonee a contribuire all’affermazione commerciale del prodotto[8].


  • Vendere l’oggetto come prodotto di artigianato
Perché l’oggetto di design autoprodotto sia definibile “prodotto di artigianato” è necessario che il produttore dell’oggetto sia effettivamente un artigiano: occorre dunque fare riferimento alla normativa che regola l’attività artigianale.
La fonte normativa di riferimento in questo caso è la L. 443/1985 (Legge Quadro sull’Artigianato), che fissa i principi in base ai quali le Regioni devono emanare norme legislative in materia di artigianato. Spetta infatti alle autorità regionali l'adozione di provvedimenti diretti alla tutela ed allo sviluppo dell'artigianato ed alla valorizzazione delle produzioni artigiane nelle loro diverse espressioni territoriali, artistiche e tradizionali.

Definizione: è imprenditore artigiano colui che esercita personalmente, professionalmente in qualità di titolare,l'impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione esvolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo.  L'imprenditore artigiano, nell'esercizio di particolari attività che    richiedono una peculiare  preparazione ed implicano responsabilità a tutela e garanzia degli utenti, deve essere in possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dalle leggi statali.
Forme: è artigiana l'impresa che, esercitata dall'imprenditore artigiano, abbia per scopo prevalente  lo svolgimento di un'attività di produzione di beni, anche semilavorati. Tale imprese deve essere costituita ed  esercitata in forma di società, anche cooperativa, escluse le società per azioni ed in accomandita per azioni, a condizione che la maggioranza dei soci svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel  processo produttivo e che nell'impresa il lavoro abbia funzione
preminente sul capitale.
Limiti dimensionali:
a) per l'impresa che non lavora in serie: un massimo di 18 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 9;
b) per l'impresa che lavora in serie, purchè con lavorazione non del tutto automatizzata: un massimo di 9 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 5;
c) per l'impresa che svolge la propria attività nei settori delle lavorazioni artistiche, tradizionali  e  dell'abbigliamento su misura: un massimo di 32 dipendenti, compresi gli apprendisti in numero non superiore a 16;
Albo provinciale delle imprese artigiane: sono tenute ad iscriversi tutte le imprese aventi i requisiti per essere classificate come imprese artigiane, secondo le formalità previste per il registro delle ditte dagli articoli 47 ss. del R.D. 2011/1934.  La domanda di iscrizione al predetto albo e le successive denunce di modifica e di cessazione esimono dagli obblighi di cui ai citati articoli e sono annotate nel registro delle ditte entro quindici giorni dalla presentazione. L'iscrizione all'albo è costitutiva e condizione per la concessione delle agevolazioni a favore delle imprese artigiane. Nessuna impresa può adottare, quale ditta o insegna o marchio, una denominazione in cui ricorrano riferimenti all'artigianato, se essa non è iscritta all'Albo.
Gli atti di istruzione e certificazione ai fini dell'iscrizione all'albo delle imprese artigiane sono di competenza dei Comuni[9]. La Commissione provinciale per l'artigianato[10], dopo aver esaminato l'istruttoria e la certificazione, delibera sulle eventuali iscrizioni, modificazioni e cancellazioni delle imprese artigiane dall'albo provinciale, in relazione alla sussistenza, modificazione o perdita dei requisiti. 

Per quanto riguarda l’attività di vendita al pubblico delle merci da loro prodotte, l’art. 4 comma 2 lettera f del D.Lgs. 114/1998 stabilisce che a tale attività non sono applicabili le norme relative al commercio, a patto che i prodotti posti in vendita siano esclusivamente di produzione propria e la vendita avvenga obbligatoriamente nei locali di produzione dei beni stessi o in locali a questi adiacenti.
Se si qualificano e si decide di vendere gli oggetti di design autoprodotti come “prodotti di artigianato”, occorre tenere, inoltre, in considerazione la normativa a tutela del consumatore.
In Italia il riferimento è il D.Lgs 206/2005 (Codice del consumo), applicabile anche ai prodotti di artigianato in base all'art. 3, lett. e)[11].
Tale Codice stabilisce i diritti del consumatore (chi compra un bene per farne un uso proprio), tra cui spiccano (art. 2) quelli “alla sicurezza e alla qualità dei prodotti e dei servizi”, “ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità” e “alla correttezza, alla trasparenza e all'equità nei rapporti contrattuali”.
Il Codice disciplina istituti e tematiche quali: regole pubblicitarie; standard qualitativi di produzione del bene; responsabilità nei confronti del consumatore (introducendo livelli minimi di sicurezza attraverso l’obbligo della certificazione); vendita del prodotto (prevedendo una garanzia di 2 anni a favore del consumatore)[12]; diritto di recesso; tutela giudiziale e class-action.
Il consumatore ha diritto a ricevere un bene conforme al contratto, ovvero ai requisiti e alle qualità tecniche che il venditore ha promesso. Vizi e mancanza di qualità essenziali o promesse sono difetti di conformità rispetto ai quali vige lagaranzia di 24 mesi dalla data di acquisto. In caso di difformità delle caratteristiche e prestazioni rispetto alle informazioni ricevute, in caso di difetto di funzionamento o guasto del bene, si ha diritto alla riparazione, sostituzione (a scelta del consumatore) o, qualora ciò sia impossibile, anche alla riduzione ovvero restituzione del prezzo pagato. Il consumatore ha tempo 60 giorni dalla scoperta del vizio di conformità per chiedere l’attivazione della garanzia, ovvero le azioni riparatorie[13].
Il Codice del consumo non si applica invece agli oggetti d’arte, come stabilito dall’art. 14, comma 5, lettera c).

Si forniscono, di seguito, una serie di definizioni, ricavate dagli artt. 3, 103, 115 117 del D.Lgs. 205/2006. Per un'informazione esaustiva si rimanda al testo di legge.
  1. consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. 
  2. produttore: il fabbricante del bene, del prodotto finito o di una sua componente, il produttore della materia prima o il fornitore del servizio, o un suo intermediario, nonche' l'importatore del bene o del servizio nel territorio dell'Unione europea o qualsiasi altra persona fisica o giuridica che si presenta come produttore identificando il bene o il servizio con il proprio nome, marchio o altro segno distintivo; il rappresentante del fabbricante se  quest'ultimo non è stabilito nella Comunità o, qualora non vi sia un rappresentante stabilito nella Comunita', l'importatore del prodotto; gli altri operatori professionali della catena di  commercializzazione nella misura in cui la loro attivita' possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti
  3. prodotto: ogni bene mobile, anche se incorporato in altro bene mobile o immobile. Qualsiasi prodotto destinato al consumatore, anche nel quadro di una prestazione di servizi, o suscettibile, in condizioni ragionevolmente prevedibili, di essere utilizzato dal consumatore,  anche se non a lui destinato, fornito o reso disponibile a titolo oneroso o gratuito nell'ambito di un'attività commerciale, indipendentemente dal fatto che sia nuovo, usato o rimesso a nuovo;  tale definizione non si applica ai prodotti usati, forniti come pezzi d'antiquariato, o come prodotti da riparare o da rimettere a nuovo prima dell'utilizzazione, purche' il fornitore ne informi per  iscritto la persona cui fornisce il prodotto.
  4. prodotto sicuro: qualsiasi prodotto che, in condizioni di uso normali o  ragionevolmente prevedibili, compresa la durata e, se del caso, la messa in servizio, l'installazione e la manutenzione, non presenti  alcun rischio oppure presenti unicamente rischi minimi, compatibili  con l'impiego del prodotto e considerati accettabili nell'osservanza  di un livello elevato di tutela della salute e della sicurezza delle persone in funzione, in particolare, dei seguenti elementi:
    a) delle caratteristiche del prodotto, in particolare la sua composizione, il suo imballaggio, le modalità del suo assemblaggio e, se del caso, della sua installazione e manutenzione;
    b) dell'effetto del prodotto su altri prodotti, qualora sia ragionevolmente prevedibile l'utilizzazione del primo con i secondi;
    c) della presentazione del prodotto, della sua etichettatura, delle eventuali avvertenze e istruzioni per il suo uso e la sua eliminazione, nonché di qualsiasi altra indicazione o informazione relativa al prodotto;
    d) delle categorie di consumatori che si trovano in condizione di rischio nell'utilizzazione del prodotto, in particolare dei minori e degli anziani.
  5. prodotto pericoloso: qualsiasi prodotto che non risponda alla definizione di prodotto sicuro di cui alla lettera a).
  6. prodotto difettoso: un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui:
    a) il modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche palesi, le istruzioni e le avvertenze fornite;
    b) l'uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere;
    c) il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione.
    Un prodotto è difettoso se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli altri esemplari della medesima serie.
     
Infine, è possibile che per determinati prodotti esistano specifiche norme tecniche.
A titolo di esempio, si citano di seguito quelle relative alle sedie da lavoro per ufficio (specifici requisiti funzionali e principi ergonomici per permettere al lavoratore di mantenere una postura corretta):
  • UNI EN 1335-1, “Mobili per ufficio – Sedia da lavoro per ufficio – Dimensioni – Determinazione delle dimensioni”;
  • UNI EN 1335-2, “Mobili per ufficio – Sedia da lavoro per ufficio – Parte 2: Requisiti di sicurezza”;
  • UNI EN 1335-3, “Mobili per ufficio – Sedia da lavoro per ufficio – Parte 3: Metodi di prova”.
Da vedere anche i Requisiti minimi richiesti dal D.Lgs. 626/1994 (ad es. allegato VII)

Per quanto riguarda le procedure di iscrizione all’Albo delle imprese Artigiane, si è fatto riferimento al sito della Camera di commercio di Torino - Albo imprese artigiane.
ISCRIZIONE IMPRESA INDIVIDUALE
  • Diritti di segreteria per iscrizione all'A.I.A. ConUnica Euro 15.00 (su supporto informatico Euro 21.00)
  • Maggiorazione dei diritti di segreteria esclusivamente per le imprese di pulizia, di facchinaggio, di autoriparazione e di installazione Euro 9.00
  • Tassa di concessione governativa su c/c postale 8003 (esclusivamente nei casi di inizio di attività di installazione di impianti, di imprese di pulizia, di autoriparazione e di facchinaggio) Euro 168.00
ISCRIZIONE SOCIETÀ
  • Diritti di segreteria per iscrizione all'A.I.A. ConUnica Euro 15.00 (su supporto informatico Euro 21.00)
  • Maggiorazione dei diritti di segreteria esclusivamente per le imprese di pulizia, di facchinaggio, di autoriparazione e di installazione Euro 15.00
  • Tassa di concessione governativa su c/c postale 8003 (esclusivamente nei casi di inizio di attività di installazione di impianti, di imprese di pulizia, di autoriparazione e di facchinaggio) Euro 168.00


Alcuni oggetti di design autoprodotti possono rientrare all’interno dei settori prioritari di intervento per il Green Public Procurement (GPP), di cui si fornisce di seguito una definizione, e che può dunque rappresentare un ulteriore canale di vendita.
GPP - Green Public Procurement in Italia (Acquisti verdi della Pubblica Amministrazione)
Con la sigla GPP (Green Public Procurement) ci si riferisce all’approccio in base al quale le pubbliche amministrazioni devono integrare considerazioni di carattere ambientale nelle procedure di acquisto di beni, servizi o lavori, allo scopo di mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile. Questo significa che le pubbliche amministrazioni devono ripensare le procedure per l’acquisto di beni e servizi, inserendo criteri che permettano di tener conto degli impatti ambientaliche il bene/servizio acquistato può avere nel corso del suo ciclo di vita, dall’estrazione della materia prima allo smaltimento del rifiuto.
Il GPP è uno strumento di politica ambientale volontario, per cui sono gli Stati membri a poterne determinare il grado di implementazione. Le autorità pubbliche che intraprendono azioni di GPP si impegnano a razionalizzare acquisti e consumi e ad incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture e affidamenti. 

Obiettivi del GPP
  • riduzione degli impatti ambientali;
  • stimolo all’innovazione;
  • razionalizzazione della spesa pubblica;
  • integrazione delle considerazioni ambientali nelle altre politiche dell’ente;
  • diffusione di modelli di consumo e di acquisto sostenibili.
     
Il Libro verde sulla politica integrata dei prodotti, al paragrafo 4.2.2 (Approvvigionamenti pubblici) stabilisce che le amministrazioni pubbliche dovrebbero assumersi la responsabilità di fungere da traino nel processo di gestione ecologica e nel riorientamento dei consumi verso prodotti più "verdi".
Si può affermare che un soggetto pubblico abbia adottato il Green Public Procurement se:
  • si è dotato di una politica degli acquisti verdi, impegnandosi ad attuarla mediante un atto formale;
  • ha intrapreso le necessarie attività di informazione/formazione all’interno dell’ente;
  • ha definito gli obiettivi di miglioramento ambientale, la quota percentuale di beni e servizi da eco-riconvertire, i beni e servizi sui quali intervenire con l’introduzione dei criteri ecologici;
  • ha iniziato ad inserire i criteri ecologici nelle forniture pubbliche.
Accogliendo le indicazioni della Commissione europea, in Italia il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha elaborato il “Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione” (adottato con Decreto Interministeriale 135/2008).
Il Piano d’Azione Nazionale (PAN) ha l’obiettivo di promuovere la diffusione del GPP presso gli enti  pubblici e favorire le condizioni necessarie per far sì che il GPP possa dispiegare in pieno le sue potenzialità come strumento per il miglioramento ambientale.
Gli enti pubblici sono chiamati a:
  • effettuare un’analisi preliminare volta a valutare come razionalizzare i propri fabbisogni
  • mettere in atto le azioni necessarie per conformarsi agli obiettivi e principi del PAN: in particolare dovrà articolare un piano che documenti il livello d’applicazione e i propri obiettivi specifici.
  • identificare le funzioni competenti per l'attuazione del GPP coinvolte nel processo d'acquisto, le modalità di raggiungimento degli obiettivi stabiliti e garantire gli adeguati livelli di conoscenza e formazione al fine di svolgere le funzioni atte al raggiungimento degli obiettivi di acquisto ambientalmente preferibili.
  • monitorare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Inoltre, il PAN identifica i settori prioritari di intervento per il GPP, sulla base degli impatti ambientali e dei volumi di spesa, e rinvia ad appositi decreti, emanati dal Ministero dell’Ambiente l’individuazione di un set di “criteri ambientali minimi” per ciascuna tipologia di acquisto che ricade nell’ambito delle seguenti categorie di beni e servizi:
  • arredi (mobili per ufficio, arredi scolastici, arredi per sale archiviazione e sale lettura);
  • edilizia;
  • gestione dei rifiuti;
  • servizi urbani al territorio (gestione del verde pubblico, arredo urbano);
  • servizi energetici (illuminazione, riscaldamento, segnaletica luminosa);
  • elettronica (attrezzature da ufficio e apparati di telecomunicazione);
  • prodotti tessili e calzature
  • cancelleria
  • ristorazione
  • servizi di gestione degli edifici
  • trasporti (sistema di mobilità sostenibile).
I “Criteri ambientali minimi” riportano indicazioni generali volte ad indirizzare l’ente a perseguire una razionalizzazione dei consumi e degli acquisti e forniscono le “considerazioni ambientali” collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell’appalto, specifiche tecniche, caratteristiche tecniche premianti collegati alla modalità di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell’appalto) volte a qualificare ambientalmente sia le forniture che gli affidamenti lungo l’intero ciclo di vita ambientale.
Per assicurare la gestione del PAN, e in particolare per individuare i requisiti ambientali da introdurre nelle procedure di acquisto (Criteri ambientali minimi) e per programmare e realizzare le attività relative alla formazione alla comunicazione, sono previsti 2 organismi:
  1. il “Comitato di Gestione”, cui è affidata l’attività di coordinamento e alcuni compiti squisitamente tecnici, composto dai rappresentanti dei tre Ministeri di riferimento (Ministero dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e dell’Economia e delle Finanze), dell’ISPRA, della CONSIP, dell'ENEA, da esperti di alcune ARPA e da due rappresentanza delle regioni;
  2. il “Tavolo di lavoro permanente”, organo con funzioni prevalentemente consultive, composto dai rappresentanti delle Regioni, delle ARPA, del gruppo di lavoro GPP del Coordinamento Agenda 21, dalle associazioni dei produttori, dai sindacati, dalle associazioni dei consumatori e degli ambientalisti.
Il Piano prevede infine un monitoraggio annuale per verificarne l’applicazione, con relativa analisi dei benefici ambientali ottenuti e delle azioni di formazione e divulgazione da svolgere sul territorio nazionale.

Definizioni
per “materiale riciclato” si intende un materiale che sia realizzato utilizzando rifiuti derivanti dal post-consumo;
per “manufatti e beni ottenuti con materiale riciclato” si intendono manufatti e beni realizzati con una prevalenza in peso di materiale riciclato;
i “destinatari” dell’approccio GPP sono enti pubblici e società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione dei servizi.

Link utili

Principale Legislazione nazionale in tema di GPP


[1] Delfino, L. M., Caratterizzazione giuridica e tutela dell’opera d’arte, in Filodiritto.com, 2011.[2] Delfino, L. M., ibidem.
[3] Il numero 127-septiesdecies della Tabella “A”, parte III, allegata al DPR 633/1972 inserisce tra i beni e servizi soggetti all’aliquota del 10% gli oggetti d'arte, di antiquariato, da collezione,  importati, ceduti dagli autori, dai loro eredi o legatari; nonché gli oggetti d’arte, sempre ceduti dagli autori, dai loro eredi o legatari, individuati dalla lettera a) della Tabella allegata al D.L. 41/1995, convertito, con modificazioni, dalla L. 85/1995, come di seguito definiti:
- quadri "collages" e quadretti simili ("tableautins"), pitture e disegni, eseguiti interamente a mano dall'artista, ad eccezione dei piani di architetti, di ingegneri e degli altri progetti e disegni industriali, commerciali, topografici e simili, degli oggetti manufatturati decorati a mano, delle tele dipinte per scenari di teatro, sfondi di studi d'arte o per usi simili;
- incisioni, stampe e litografie originali, precisamente gli esemplari ottenuti in numero limitato direttamente in nero o a colori da una o più matrici interamente lavorate a mano dall'artista, qualunque sia la tecnica o la materia usata, escluso qualsiasi procedimento meccanico e fotomeccanico;
- opere originali dell'arte statuaria o dell'arte scultoria, di qualsiasi materia, purché siano eseguite interamente dall'artista; fusioni di sculture a tiratura limitata ad otto esemplari, controllata dall'artista o dagli aventi diritto; a titolo eccezionale in casi determinati dagli Stati membri, per fusioni di sculture antecedenti il 1° gennaio 1989, é possibile superare il limite degli otto esemplari;
- arazzi e tappeti murali eseguiti a mano da disegni originali forniti da artisti, a condizione che non ne esistano più di otto esemplari;
- esemplari unici di ceramica, interamente eseguiti dall'artista e firmati dal medesimo;
- smalti su rame, interamente eseguiti a mano, nei limiti di otto esemplari numerati e recanti la firma dell'artista o del suo studio, ad esclusione delle minuterie e degli oggetti di oreficeria e di gioielleria;
- fotografie eseguite dell'artista, tirate da lui stesso o sotto il suo controllo, firmate e numerate nei limiti di trenta esemplari, di qualsiasi formato e supporto.
[4] http://www.galleriatedofra.it/cessione-opera-arte-compiuta-direttamente-dallautore-e-cessione-di-bene-o-prestazione-di-servizi#more-3826
[5] Corte di giustizia delle Comunità europee (62000J0169). Per approfondimenti si veda: http://www.fiscoetasse.com/normativa-prassi/10122-trattamento-fiscale-indennita-risarcitoria-diretta-a-rimborsare-il-professionista.html
[6] Balboni, C., La tutela d’autore delle opere di design: questioni di coordinamento normativo, in www.bugnion.it[7] La Rotonda, C., Mastrolilli, F., Brevi osservazioni sulle ultime iniziative legislative in materia di applicazione del diritto d'autore alle opere del disegno industriale, inDiritto Mercato Tecnologia, 2012.
[8] Colangelo G., Tutela del design: compatibilità tra la normativa italiana e quella comunitaria,  tratto da Ipsoa - Gruppo Wolters Kluwer Italia.
[9] Articolo 63, quarto comma, lettera a), del Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.
[10] La commissione provinciale per l'artigianato, che svolge le funzioni riguardanti la tenuta degli albi e l'accertamento dei requisiti di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5 terzo comma della Legge Quadro 443/1985, nonchè gli altri compiti attribuiti dalle leggi regionali.
[11] In base a tale articolo, si intende per prodotto: fatto salvo quanto stabilito nell'art. 18, comma 1, lettera c), e nell'art. 115, comma 1, qualsiasi prodotto destinato al consumatore, anche nel quadro di una prestazione di servizi, o suscettibile, in condizioni ragionevolmente prevedibili, di essere utilizzato dal consumatore, anche se non a lui destinato, fornito o reso disponibile a titolo oneroso o gratuito nell'ambito di un'attività commerciale, indipendentemente dal fatto che sia nuovo, usato o rimesso a nuovo; tale definizione non si applica ai prodotti usati, forniti come pezzi d'antiquariato, o come prodotti da riparare o da rimettere a nuovo prima dell'utilizzazione, purché il fornitore ne informi per iscritto la persona cui fornisce il prodotto.
[12] Comba D., Rosano M., Quando il consumatore lamenta un difetto, in http://www.cna.to.it/CNA/corriere/archivio/Cat122/Notizie/News2124, 2009.
[13] http://www.ecc-netitalia.it/BeniConsumo/le%20garanzie%20dei%20prodotti.htm





Self-produced design objects - How to put them on the Italian market?

Below we provide designers, artists, craftsmen working in Italy with some pointers on how to put self-produced design objects made from recycled materials on the market.In this part of the research, updated in June 2012, it was decided to interview a number of professionals (designers, artists, craftsmen) in order to reconstruct and analyze the most common modes of sale, for tax purposes in Italy not being provided  the figure of "designer auto-producer" which follows strictly all stages, from design to manufacturing to the sale of the product.
The two most common practices for putting a self-produced design object on the market qualify the product on the one hand as a "work of art" or on the other hand as "craft."


Sell the item as a Work of Art

In the absence of a clear definition and explicit concepts of art and of a work of art, the Italian legal system has established a legal framework mainly focused on two levels: one represented by the constitutional provisions (Articles 9, 33 and 34 of Constitution) and by the special regulations of the industry and that of copyright legislation, which is just as special.
It is therefore necessary to refer to Article. 2575 of the Civil Code, which states that "the copyrighted objects are formed by works of creative ingenuity belonging to science, literature, music, visual arts, architecture, theater and cinema, in whatever may be the mode or form of its expression"and Article 1 of Law 633/1941 (Copyright law), which states that "creative works of Intellectual property belonging to literature, music, visual arts, architecture, theater and cinematography, are protected under this law, whatever may be the mode or form of their expression."
The general rule therefore requires the existence of only one characteristic of creativity for the protection of the works.
The copyright protects the individual creator of a work of art in all its forms of expression, while ensuring the protection of economic exploitation and the morality  that goes with it, as well as guarantees the work to any alteration which adversely affect the integrity of its expressive value.
The artist's work can be occasional or habitual.
If the artist's sale of a painting is occasional, a simple receipt for occasional sale is sufficient.
If the artist's activity of sale is habitual, it is necessary to apply the VAT to the tax authorities and from that time to fulfill all the obligations of a self-employed person.
Among the obligations of the habitual sale artist, the first is of course the issue of the invoice at the time of sale of the painting, or if prior to the time of collection, with the application of VAT at 10%, unless it can fall under minimum or standard that does not allow charging VAT upon the sale of a work of art by the artist who in fact enjoys a reduced rate with respect to the ordinary 21%.
The sale of a work of art, even if made directly by the artist, in fact qualifies no doubt as supply of goods, not services, and countries belonging to the European Community have therefore the power to exempt VAT from such activity.
As for that which pertains strictly to the design, only with the Legislative Decree no. 95/2001, and with specific reference to the field of industrial design, space and protection for this discipline in the context of copyright has been granted: this Decree, amending Article. 2, paragraph 10, of Law 633/1941 (Law on Copyright) has placed among the works worthy of protection industrial design activities that present characteristics of creativity and artistic value. The regulations cited therefore condition by means of the rules the protection of copyrighted "works of industrial design" from the existence of an additional requirement compared to other intellectual properties, represented precisely by their artistic value.
The combined provisions of Articles. 2, section 10, Law on Copyright and 44 Industrial Property Code (as amended by Law 216/2011) provides today the overlap between the protection of registration as a design and copyright protection for works that are "in and of themselves" of creative character and artistic value. This regulation makes the protection relate to the market value of the forms and not only to their aesthetic value, linking the perception of the aesthetic impact to informed users and the recurrence of external characteristics related to appearance of a product, suitable to contribute to the commercial success of the product.

Sell the item as a product of craft

Because the object of self-produced design is  described as a "craft product" it requires that the manufacturer of the item is actually a craftsman: it must therefore refer to the regulations governing the craft.
The standard source of reference in this case is the L. 443/1985 (Framework Law on craft), which lays down the principles according to which the regions must enact legislation in the field of handicrafts. It is up to the regional authorities to adopt measures aimed at protecting and promoting handicrafts and appreciation of craft production in their various territorial, artistic and traditional expressions. 
Definition:  a craftsman entrepreneur is one who practices the craft business personally, professionally and as owner, assuming full responsibility for all costs and risks inherent in its management and in his being in charge and mainly carrying out autonomously, in the production process, his own work, including the practical one. The craftsman entrepreneur, in carrying out particular tasks that require special preparation and imply a responsibility to protect and provide a guarantee to the users, must be in possession of the technical and professional requirements set by state laws.
Forms: a company is artisan that, exerted by the craftsman entrepreneur, has the main purpose of carrying out an activity of production of goods, even semi-worked goods. Such companies must be established and practiced in the form of a company, including a cooperative, excluding corporations and partnerships limited by shares, provided that the majority of the members carry out mostly personal work, including manual work, in the production process and in the enterprise the work has a preeminent function on capital.
Size limits: They are:
a) for the company who does not work serially: a maximum of 18 employees, including apprentices numbering no more than 9;
b) for the company that works serially, as long as the work is not fully automated: a maximum of 9 employees, including apprentices numbering no more than 5;
c) for the company that operates in the fields of artistic, traditional and tailored clothing work: a maximum of 32 employees, including apprentices numbering no more than 16;
Provincial Register of craft businesses: are required to enroll all firms eligible to be classified as small businesses, according to the formalities required for the registration of companies in Articles 47 et seq. the R.D. 2011/1934. The application for admission to the above mentioned book and subsequent complaints of modification and termination exempt from the obligations referred to in these Articles and shall be entered in the register of companies within fifteen days of submission. The entry into the register is constitutive and a condition for the granting of subsidies in favor of small businesses. No company can adopt, as a company or name or brand, a name in which they make use of references to craftsmanship, if it is not listed in the Register.
Acts of education and certification for the purposes of enrollment of small businesses into the Register are the responsibility of the municipalities. The Provincial Commission for Craft, after reviewing the investigation and certification, decides on any entries, changes and removal of small businesses from the province register, in relation to the maintenance, modification, or loss of requirements.
With regard to the business of selling to the public the goods they produce, Article 4, paragraph 2, letter f of Legislative Decree no. 114/1998 stipulates that such activities do not apply to the rules relating to trade, provided that the products offered for sale are exclusively of their own production and the sale must take place in the place where the property is produced or adjacent to these premises.
If you qualify and you decide to sell the design objects as self-produced "crafts", consideration should also be made toward legislation to protect consumers.
In Italy, the reference is the Legislative Decree 206/2005 (Consumer Code), applicable to products of handicrafts under Article. 3, letter. e).
This Code sets out the rights of the consumer (who buys an asset to make proper use of it), among which (art. 2) those "in the safety and quality of products and services", "to adequate information and proper advertising "and "fairness, transparency and equity in contractual relations."
The Code governs institutions and issues such as: advertising rules, production standards of the goods; responsibility towards the consumer (by introducing minimum levels of security through the requirement for certification); sale of the product (providing a warranty of 2 years for the consumer), the right of withdrawal; judicial protection and class-action.
The consumer has the right to receive goods in conformity with the contract, or to the requirements and technical quality that the seller has promised. Defects and lack of essential qualities or promises are considered lack of conformity in respect to the guarantee which is applied for 24 months from date of purchase. In case of differences between the features and performance compared to the information received, in the event of malfunction or failure of the goods, you are entitled to repair, replace (at the consumer’s choice) or, if this is impossible, also the reduction or refund of price paid. The consumer has 60 days from the discovery of the lack of conformity to request the activation of the guarantee, or remedial actions.
The Consumer Code does not apply to works of art, as established by. 14, paragraph 5, letter c).
We provide, below, a number of definitions, derived from the Articles. 3, 103, 115 and 117 of Legislative Decree no. 205/2006. For comprehensive information, please refer to the text of the law.
1. consumer or user: the physical person who is acting for purposes which are outside his business or profession.
2. producer: The manufacturer of the goods, the finished product, or a component thereof; the producer of the commodity or the service provider or an intermediary, as well as the importer of the goods or services in the territory of the European Union or any other person or entity who is a producer identifying the good or service with their name, trade mark or other distinguishing feature; the representative of the manufacturer, if he is not established in the Community or, if there is no representative established in the community, the importer of the product, other professionals in the supply chain, insofar as their activities may affect the safety of the products.
3. Product: all mobile goods even if incorporated into another mobile good or into an immobile good. Any consumer product, including the framework of the provision of services, or likely, under reasonably foreseeable conditions, to be used by consumers even if not intended for him, provided or made available, whether for consideration or part of a business, regardless of whether it is new, used or reconditioned, this definition does not apply to used products supplied as antiques or as products to be repaired or reconditioned prior to being used, provided the supplier shall inform in writing the person to whom he supplies the product.
4. safe product: shall mean any product which, under normal or reasonably foreseeable conditions of use including duration and, where applicable, putting into service, installation and maintenance, does not present any risk or only the minimum risks compatible with the product's use, considered to be acceptable and consistent with a high level of protection of the health and safety of persons on the basis, in particular, of the following:
a) the characteristics of the product, in particular its composition, packaging, instructions for assembly and, where applicable, for installation and maintenance;
b) the effect of the product on other products, where it is reasonably foreseeable that it will be used with the latter;
c) the product's presentation, its labeling, any warnings and instructions for use and disposal and any other indication or information regarding the product;
d) the categories of consumers who are at risk when using the product, in particular children and the elderly.
 dangerous product: any product that does not meet the definition of safe product referred to in point a).
defective product: a product is defective when it does not provide the safety which a person is entitled to expect having regard to all the circumstances, including:
a) the way in which the product was put into circulation, its presentation, its evident features, instructions and warnings;
b) the use to which the product can be reasonably allocated and behaviors in relation to it, which can reasonably be expected;
c) the time when the product was put into circulation.
A product is defective if it does not offer the security normally offered by other samples from the same series.
Finally, it is possible that for certain products are there exist specific technical standards.
By way of example, cited below are those relative to office chairs for work spaces (specific functional requirements and ergonomic principles to allow the worker to maintain a correct posture):
UNI EN 1335-1, "Office furniture - Office work chair - Dimensions - Determination of dimensions";
UNI EN 1335-2, "Office furniture - Office work chair - Part 2: Safety requirements";
UNI EN 1335-3, "Office furniture - Office work chair - Part 3: Test methods".
Also worth seeing are the minimum requirements as stated by Legislative Decree no. 626/1994 (eg. Annex VII)
With regard to the procedures for enrollment in the business of Handicraft, reference was made to the website of the Chamber of Commerce of Turin - Register of Craft Businesses.
Cost of enrollment in the Register of Craft Businesses

INDIVIDUAL ENTERPRISE REGISTRATION
Administration fee for registration to A.I.A. ConUnica Euro 15.00 (Euro 21.00 on computer)
Increase of administration exclusively for business cleaning, portering, repair and installation Euro 9.00
Government tax on c/c postal 8003 (only in the case of commencement of equipment installation activity, cleaning companies, car repair and porterage) Euro 168.00
COMPANY REGISTRATION
Administration fee for registration to A. I.A. ConUnica Euro 15.00 (Euro 21.00 on computer)
Increase of administration exclusively for business cleaning, portering, repair and installation Euro 15.00
Government tax on c/c postal 8003 (only in the case of commencement equipment installation activity, cleaning companies, car repair and porterage) Euro 168.00
(Source; Statement on craft)




Some self-produced design objects may fall within the priority sectors for Green Public Procurement (GPP), of which a definition is provided below, and may represent an additional sales channel.
GPP - Green Public Procurement in Italy (GPP Public Administration)
The acronym GPP (Green Public Procurement) refers to the approach by which the government must integrate environmental considerations in the procurement of goods, services or works, in order to implement sustainable development strategies. This means that the government must rethink procedures for the purchase of goods and services,entering criteria to take into account the environmental impacts that the good / service purchased may have in the course of its life cycle, from the extraction of the first raw material to the disposal of the waste.
The GPP is a voluntary instrument of environmental policy, for which the Member States are able to determine the degree of implementation. Public authorities which engage GPP actions undertake the streamlining of purchasing and consumption and increasing the environmental quality of its supplies.
Objectives of the GPP
  • reduction of environmental impacts;
  • stimulating innovation;
  • rationalization of public spending;
  • integration of environmental considerations into other policies of the institution;
  • distribution of consumption patterns and  sustainable purchasing.
The Green Paper on Integrated Product Policy, section 4.2.2 (Public Procurement) states that the government should have the responsibility to tow the line in the process of environmental management and shift consumption towards more "green" products.
It can be said that a public entity has adopted the Green Public Procurement if it:
  • has adopted a green purchasing policy, pledging to implement it by a formal act;
  • has undertaken the necessary information activities / training within the institution;
  • defined the objectives for environmental improvement, the percentage of goods and services to eco-reconvert, goods and services on which to intervene with the introduction of the ecological criteria;
  • has begun to enter the ecological criteria in public provisions.
Welcoming the indications of the European Commission, in Italy the Ministry of Environment and Protection of Land and Sea has developed the "Action Plan for the environmental sustainability of consumption of public administration" (adopted by the Interministerial Decree 135/2008).
The National Action Plan (NAP) aims to promote the dissemination of GPP in the public sphere and promote the conditions necessary to ensure that the GPP can fulfill in full its potential as a tool for environmental improvement.
Public bodies are required to:
  • conduct a preliminary analysis to assess how to rationalize their own needs
  • implement the necessary actions to comply with the objectives and principles of PAN: in particular to draw up a plan that documents the level of application and its specific objectives.
  • identify the functions responsible for the implementation of GPP involved in the buying process, how to achieve those objectives and ensure the appropriate level of knowledge and training in order to perform the duties that the achievement of environmentally preferable procurement.
  • monitor the achievement of objectives.
In addition, the NAP identifies the priority sectors for GPP intervention, based on the environmental impacts and the volume of spending, and refers to specific decrees, issued by the Ministry of Environment, to identify a set of "minimum environmental criteria" for each type of purchase that falls within the following categories of goods and services:
  • furniture (office furniture, school furniture, furniture for storage rooms and reading rooms);
  • construction;
  • waste management;
  • urban services in the area (management of public parks, street furniture);
  • energy services (lighting, heating, luminous signs);
  • electronics (office equipment and telecommunications equipment);
  • textiles and footwear;
  • stationery;
  • catering;
    management services of buildings;
  • transport (sustainable mobility system).
The "minimum environmental criteria" shows general guidelines that steer the institution to pursue a rationalization of consumption and purchases and provide "environmental concerns" related to the different phases of the race (the subject of the contract, technical specifications, technical reward connected to the arrangements for awarding the most economically advantageous tender, conditions of performance) designed to both environmentally qualify the supplies and the credibility throughout the environmental impact life cycle.
To ensure the management of PAN, and in particular to determine environmental requirements to be introduced in the procurement procedures (minimum environmental criteria) and to plan and carry out activities related to communication training, there are two bodies:
  1. the "Management Committee", which is responsible for the coordination and some purely technical tasks, composed of representatives of the three reference Ministries (Ministry of Environment, Economic Development, Economy and Finance), ISPRA , CONSIP, ENEA, experts from ARPA and two representatives of the Regions;
  2. the "Permanent Work Board" organ functions mainly in an advisory manner, composed of representatives of the regions, ARPA, the Working Group GPP of Agenda 21, producer associations, trade unions, consumer groups and environmentalists.
Finally, the Plan provides for annual monitoring to verify the application, with its analysis of the environmental benefits obtained and training and dissemination activities to be carried out throughout the country.
Definitions
"recycled material" means a material that is made using materials derived post-consumption;
"artifacts and goods made from recycled materials" means manufactured goods and goods made with a predominance in weight of recycled material;
the "targets" of the GPP approach are public bodies and companies with a majority of public capital, including management services.
Useful Links

NEGOZI DOVE VENDERE LE TUE CREAZIONI A ROMA: TEMPORARY STORES, POP UP STORES - CONCEPT STORES - WHERE TO SELL ART

 Vestiti, Abbigliamento Femminile


english text below

TEMPORARY, STORE, POP UP STORE, .... QUESTO E' QUELLO CHE CI VUOLE PER VENDERE!!!!!

Pop-up store, negozi a tempo - Sperimentare con la crisi


A Londra e New York la loro apertura è come un evento. I negozi a tempo possono essere la soluzione per chi vuole sondare il terreno in una nuova città oppure ha un’idea nuova da sperimentare sul mercato. In rapida diffusione anche nelle grandi città italiane: finora quasi solo a Milano, da quest'anno anche a Roma, Torino, Bari, Napoli, Bologna e Firenze. I suggerimenti e i requisiti per aprirne uno

di GIANLUCA MEZZOFIORE“La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma, o di tenersi in rotta a lungo”. Lo diceva il famoso sociologo Zygmunt Bauman appena tre anni fa, analizzando le strutture sociali del mondo globalizzato. Nell’era post-moderna, infatti, tutto è improntato ai principi di fluidità e rapidità. Tutto si dissolve e ricostruisce da un giorno all’altro. Anche le modalità di distribuzione risentono di questa “liquidità”.
Così in Gran Bretagna prima e a New York poi sono nati i cosiddetti pop-up store, i negozi che, come dice la parola stessa, “compaiono” all’improvviso e, nel giro di qualche mese, chiudono i battenti. In Italia il fenomeno è sbarcato nel 2007. C’è chi li chiama “negozi precari”, in ossequio alle incertezze provocate dalla crisi economica, e chi ne elogia il carattere fugace, mutevole, che farebbe scattare nel consumatore la sensazione di partecipare, una volta varcata la soglia del negozio, ad un evento di tendenza, unico nel suo genere.
Nel frattempo i “temporary shop” – questo il nome dello spazio che viene concesso a un brand per la vendita – si moltiplicano a vista d’occhio nelle principali città italiane, tanto che nel maggio 2008 un’associazione ha deciso di raggruppare gli operatori economici e i titolari delle location sotto un unico marchio. È nata così Assotemporary, l’associazione italiana del temporary shop: “Era un fenomeno in fase embrionale, scarsamente regolamentato – spiega Massimo Costa, responsabile di Assotemporary –, noi ci siamo costituiti come associazione nazionale di categoria proprio per promuovere, organizzare e coordinare gli imprenditori che vogliono intraprendere questo tipo di attività commerciale. Abbiamo più di 40 associati in tutta Italia, buona parte dei quali provengono da Milano. Dal 2009 però ci siamo allargati ad altre città italiane come Roma, Torino, Bari, Napoli, Bologna e Firenze”. Uno degli obiettivi a breve termine di Assotemporary è quello di organizzare anche corsi di formazione: “Saranno utili sia per gli operatori che per gli stessi addetti – sottolinea Costa -, perché, come si può immaginare, vendere mobili antichi o vestiti non è proprio la stessa cosa. Ci vogliono caratteristiche diverse che si possono acquisire con seminari mirati”. Ma quali sono i requisiti per aprire un temporary shop? “La prima condizione è naturalmente quella di disporre di uno spazio – continua Costa –, ma non è necessario essere proprietari, perché il contratto che abbiamo elaborato non è quello d’affitto, bensì rientra nella tipologia dei contratti di servizio”.
Un altro aspetto riguarda la vetrina del futuro negozio, che deve essere “visibile e attrattiva, in una zona commercialmente interessante, preferibilmente di in una città importante come un capoluogo di provincia”. Infine il gestore della location deve avere “tempo e voglia da dedicare all’attività, soprattutto per quanto riguarda la promozione e la comunicazione alle aziende”. Se inoltre l’imprenditore ha la possibilità di dedicare tempo anche alla vendita, “questo è sicuramente un servizio in più che si offre ai clienti – aggiunge il responsabile di Assotemporary –, altrimenti si può decidere di delegare all’azienda la vendita, con la formula del temporary retailer”.
Un impulso a questo tipo di attività viene dalla mancanza di vincoli, in termini legislativi, sulla licenza commerciale: “Si possono vendere per sei mesi tecnologie informatiche – commenta Costa –, e per i sei mesi successivi capi d’abbigliamento”. Così il fenomeno del negozio a tempo cresce in modo esponenziale, suscitando interesse nei media e nell’opinione pubblica. È proprio di questi giorni la notizia che a Milano ha aperto il primo temporary shop librario italiano. Si chiama “121” ed è specializzato in libri d’arte, di fotografia e per bambini. Centoventuno come i giorni che resterà aperto – fino al 18 marzo 2010 –, prima di svanire, anch’esso, nel nulla.


Ma ecco un sito utilissimo da segnarvi subito; http://www.gopopup.com/en e per non restare sedute a casa....

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Here there is a valid source to find pop up stores around (there is not Italy jet).... http://www.gopopup.com/en

Here there is a link where you can find

Rome’s coolest concept stores 

Retail in Rome is being revitalised by a new wave of distinctly 21st-century concept stores. Hannah Lewis reveals some of the best 


mercoledì 22 luglio 2015

CREA E VENDI IMMEDIATAMENTE CON ZAZZI - SELL RIGHT NOW YOUR CREATIVITY WITH ZAZZY e non solo




Siete creative e vorreste realizzare qualcosa ma non sapete da cosa iniziare? I costi sono troppo alti? Non avete contanti? Non conoscete artigiani e non sapete a chi rivolgervi per la scelta del materiale?

Se vi piacciono i gioielli ecco come dare sfogo alla creatività realizzando con 3 semplici passaggi tutto quello che vi passa per la testa. E la cosa incredibile è che tutto questo si puo' fare GRATIS.

Io ho realizzato un pendante per una mia amica che tiene alla sua bici più di qualsiasi altra cosa... Se anche voi avete amiche cicliste, sostenete il mio blog e comprate questa creazione.

Buona creazione a tutte!


dove mettere in vendita le proprie creazioni con un copy right

altri punti vendita

http://www.misshobby.com/it/login







Officina Creativa*


Officina Creativa ha l’obiettivo di promuovere e sostenere la creatività in tutte le sue forme, spaziando senza limiti dal design all’illustrazione, dalla moda alla fotografia. È una fucina di idee e fonte di contaminazione creativa frequentata da creativi da tutta Italia. Officina Creativa è un filtro di qualità che dà risalto a chi ha del talento da vendere scrivendo articoli, interviste, organizzando eventi, mostre, contest ed altre iniziative.
Fondata nel giugno del 2006, è un’iniziativa che è riuscita a ritagliarsi spazi importanti in Italia come centro di creatività e cultura in movimento, grazie ai numerosi affetti da creatività che la frequentano ed i tanti contatti con artisti da tutto il mondo.


martedì 5 maggio 2015

SEI UN ARTISTA? ECCO COSA DEVI SAPERE -




FAQ.1

In questi 3 anni di attività abbiamo riscontrato i pregi e le potenzialità sia del mercato sia degli operatori, artisti o galleristi del settore dell’arte.
Le domande sono sempre le stesse ma, le complessità del ramo sono diverse e rese ancor più complesse di quanto già non lo siano in un ambito molto articolato come quello artistico, per via di norme, leggi e decreti che tutelano e regolamentano sia i rapporti e gli scambi tra artisti-galleristi-collezionisti.
 
1.Come faccio a promuovermi?
La promozione per un artista è assolutamente essenziale per farsi conoscere e far circolare il suo lavoro.
Essa si articola in tre punti essenziali:
a) Presentazione del proprio lavoro agli operatori preposti: gallerie/mercanti
b) Mostre/esposizioni
c) Visibilità
Sembrerebbero cose scontate ma in realtà sono i primi passi per entrare in un circuito che può influire sul destino favorevole o sfavorevole di ogni artista.
Il come presentarsi è un biglietto da visita ed è determinante e, molti artisti, soprattutto giovani ed esordienti, pur dandosi molto da fare, commettono errori che compromettono la loro immagine nientificando tutto il loro impegno e volontà.
Gli errori più frequenti sono:
- Inviare delle mail generiche (sparando nel “mucchio” con la speranza che qualcuno prima o poi risponda) a gallerie o operatori che potrebbero prendere in considerazione e valutare il loro lavoro;
- Inviare curricula eccessivamente ridondanti e verbosi, fatti, sovente, di intermibili liste di partecipazioni a concorsi o collettive di secondaria importanza o presso spazi o luoghi ameni sconosciuti e/o irrilevanti per la professione artistica;
- Inviare allegati con troppe fotografie delle loro opere (spesso file pesanti da scaricare) ;
- Inviare dei link di siti non aggiornati, cronologicamente inesatti, difficili da visionare, troppo prolissi, o con immagini non nitide e facilmente visionabili;
N.B.: I galleristi/operatori, soprattutto se ben inseriti e con una notorietà, ricevono decine e decine di mail, proposte e progetti. Non hanno il tempo di aprire leggere tutto e tutti e, spesso, delegano a collaboratori e assistenti il compito di “selezionare” e quindi sottoporre alla loro personale attenzione ciò che effettivamente interessante e potenzialmente stimolante per la loro galleria.
 
La maggior parte delle mail, perciò, viene cestinata o, se troppo verbosa, chiusa dopo la terza riga.
 
2. Mostre/esposizioni
Il mezzo per farsi conoscere, ovviamente, è quello di esporre le proprie opere. Un esordiente che muove i primi passi cerca di sfruttare tutte le opportunità ma non si rende conto che esporre non è semplicemente appendere dei quadri su una parete e invitare delle persone.
Scegliere dove e con chi esporre significa iniziare a costruire il proprio curriculum e se si sbaglia, gli errori poi si pagano caramente perché significa precludersi ogni possibilità di collaborazioni di buon livello e utili sia al proprio mercato che alla propria immagine.
Altro errore che fanno gli artisti è di partire dal presupposto che l’ “opera” in quanto tale debba “parlare e trasmettere da sé” ma il gallerista, spesso, tiene in ampio conto anche il rapporto umano e vuole conosce di persona l’artista, capire chi è, perché, cosa fa e così via.
E’ molto importante riuscire a ottenere un appuntamento di persona e avviare una conoscenza che potrebbe diventare il primo gradino di uno scambio e della propria carriera.
3.Visibilità
Oggi come oggi la visibilità incide un buon 50% se non oltre sulla fortuna o meno del lancio di un artista, soprattutto se giovane e alle prime armi.
Molti scambiano la visibilità valutandola e mettendola sul piano di recensioni e articoli. E’ vero che in parte è anche questo perché più si viene menzionati sui quotidiani o riviste, più il nome circola e rimane impresso e con ciò voglio sottolineare anche l’importanza di un buon ufficio stampa la cui efficacia penetrativa nell’informazione mediatica sia cartacea sia interattiva virtuale aiuta a creare l’immagine dell’artista e a far conoscere le sue opere.
Un ufficio stampa non si limita a inviare qualche mail più o meno dettagliata sull’artista o sull’evento, ma opera incisivamente facendo da tramite fra l’informazione e la curiosità, fornendo ai “media” le indicazioni necessarie affinchè una redazione o un capo redattore, in mezzo a mille informazioni che riceve e allo spazio redazionale, le scelte editoriali, i tempi e i ritmi di stampa, scelga di pubblicare  proprio quella notizia e proprio questo  artista”.
Quello dell’ufficio stampa è un lavoro serio, meticoloso e molto ma molto accurato che né si improvvisa né si risolve in un unico o semplice invio di un comunicato più o meno ben redatto.
Ma la visibilità non è solo questo. Appartiene anche alla storia sia dell’artista che all’opera, ossia al curriculum e alla quotazione, la quale non è il “prezzo” di vendita del quadro ma è il valore che si crea e si rileva effettivamente nel percorso professionale. E’ il valore dimostrabile e accertabile da chinque voglia diventare un acquirente e/o collezionista.
Se il quadro non è accompagnato dai certificati di autentica e di accertabilità/rintracciabilità, se non ha un mercato dimostrabile e accertabile, verificabile in ogni momento che ne dimostri la reale esistenza, non potrà mai entrare nella visibilità del mercato.
4. Come si crea una quotazione?
Spesso ci sentiamo fare questa domanda e non è sciocca come apparentemente può sembrare.
Una quotazione non è il prezzo di vendita, per valutare questo si possono applicare i parametri dei coefficienti, ma ciò non fa né mercato né quotazione.
La “quotazione” è un insieme di strategie che creano il valore dell’opera la quale può anche subire delle variazioni a seconda anche delle “leggi del mercato” ma che comunque fanno la distinzione fra un “artista professionista” e un “dilettante”, la differenza fra la vendita e il collezionismo.
Esistono quindi degli step precisi, delle “regole” e delle “metodiche”, seguendo le quali, con pazienza e pervicacia portano ad esiti concreti e soddisfacenti.
Un errore o, meglio, una sinecura dell’artista, è quello di non assogettarsi a un regime fiscale, ossia, di non avere una partita iva, pensando erroneamente che non solo che sia irrilevante ma costosa.
Ci sono varie modalità che regolamentano i regimi fiscali degli artisti di cui alcuni estremamente convenienti e a costi zero (soprattutto per gli esordienti e chi è all'inizio) che però permettono non solo di avere esoneri economici privilegiati e, anzi, di poter ottenere rimborsi o agevolazioni in diversi modi, ma avere una partita iva è uno dei passi irrinunciabili e fondamentali per inziare a creare sia il proprio mercato che la propria quotazione perché rende dimostrabile l’attività professionistica, perché se è vero che il mercato e il collezionismo funzionano sulla compra-vendita delle opere e che, queste, vengono acquistate se piacciono e se interessano per passione o gusti all’acquirente, è altresì vero che il “prezzo/costo/quotazione” deve essere dimostrabile e verificabile secondo un andamento di un mercato nelle sue varie oscillazioni o, comunque, da una documentazione che ne attesti la validità e la veridicità, altrimenti, ognuno può mettere il prezzo che vuole e chi acquista si ritrova con una “ciofeca” di cui nessuno è responsabile salvo ammettere la sua “grullità” di compratore incompetente.
Altro punto di cui gli artisti sono ignari totalmente è il decreto sul diritto di seguito che sarebbe un decreto per la loro stessa tutela e che, formandosi una quotazione, permette loro di avere dei ritorni economici spettanti man mano che le quotazioni salgono e si assestano e che, a volte, sono abbastanza considerevoli ma che non sapendo e non conoscendo nessuno rivendica o riscuote.
5. Catalogo o non catalogo?  Vale la pena di pagare per esporre?
Anche queste sono domande frequenti.
I cataloghi non servono se uno è all’inizio della propria attività, se non ha un buon curriculum e una buona raccolta di articoli e recensioni scritte sul di lui o sul suo lavoro.
Le recensioni devono essere anche adeguate. Spesso vengono fatte da insegnanti del tutto incompetenti d’arte che infarciscono gli scritti di paroloni o di terminologie assolutamente improprie. Quel che si dice “aria fritta” e un operatore competente lo rileva dopo due righe.
Oppure sono stati pagati. E anche questo un operatore di mestiere lo capisce immediatamente.
Così dicasi dei curricula in cui appaiono concorsi assolutamente irrilevanti e pagati o mostre inconcludenti.
Pagare un catalogo spesso significa contaminare la propria immagine perché se si ha a che fare con “galleristi” di poco scrupolo questi faranno subito qualche calcolo: qui c’è un pollo che paga…
Mentre se si ha a che fare con galleristi seri e competenti, un catalogo di un artista giovane suscita subito dei sospetti…. Spesso non è vero che il “catalogo” venga poi letto o, se lasciato sulla scrivania, memorizzi meglio l’artista e il suo lavoro… viene infilato in mezzo ai mille che già riceve o viene usato come peso bilanciante per qualche pezzo traballante…
Pagare a volte invece sì, vale la pena. Dipende dove, quando e chi… se ciò vuol dire contribuire a delle spese e alla fatica degli organizzatori o dello spazio può non solo essere utile ma entrare nello spirito collaborativo migliore con i promotori/organizzatori ed aprire a scambi futuri. In ogni caso va sempre valuto volta per volta considerando i pro e i contro nella costruzione della carriera artistica.
6.Allora chi ha soldi ha più possibilità?
Questo è un altro equivoco da sfatare. Non si tratta di “avere soldi” ma di “investire meglio”.
La qualità, creatività, originalità, poetica, professionalità sono e restano i pilastri costanti per ogni artista e sono cose che non si comprano.
Il discorso è altro. Si tratta di economizzare sia le risorse quanto il tempo e le energie. Un artista deve dedicare il suo tempo al suo lavoro, al suo aggiornamento, al suo studio.
I giovani artisti sanno tutto di Fiere, gallerie che contano, di critici influenti ma non sanno nulla di come si muove il mercato – che spesso viene demonizzato e di cui loro, paradossalmente non ne vogliono sapere come se fosse una cosa disgiunta e inutile, pur ambendo ad entrarci (perché altrimenti perché discutere di vendite, percentuali, sovvenzioni, etc.? Perché fare mostre, cataloghi, concorsi o fiere?) – non si confrontano con i colleghi, salvo quelli della loro modesta cerchia, ma non all’estero.
Frequentano i vernissage solo per presenzialismo o per amicizia.
Pensano che la “professionalità” consista solo nel “saper dipingere” (il che a volte è anche carente o scadente) e non nell’essere colti e informati, puntuali e rigorosi, scrupolosi e rispettosi anche di chi lavora con loro e per loro.
Oggi come oggi, purtroppo, tutto ha un prezzo e dal momento in cui, comunque bisogna investire, tanto vale di farlo in modo oculato investendo sulle priorità e su ciò che realmente conta e porta dei risultati concreti ed evidenti e non sull’effimero e infruttuoso.
Invece di sbattersi in mostre e concorsi inconcludenti, muoversi meno e selezionare di più e meglio, porta a migliori risultati e a creare un efficace curriculum che verrà preso in seria considerazione.
Invece di pagare un critico, investire in quei circuiti che portano a una visibilità presso i collezionisti propensi a scoprire nuovi talenti e ad investire seguendo gli artisti nella loro carriera.
Invece che pagare un catalogo, investire su le strategie giuste che permettono di evidenziare e far conoscere il proprio lavoro e la propria filosofia/poetica.
Disperdersi in mille rivoli e tentativi non solo non porta a nessun risultato soddisfacente ma fa perdere le occasioni giuste e tempo in modo infecondo.
No, chi ha soldi non compra la possibilità d’emergere o la notorietà, i collezionisti o il consolidamento della propria carriera. Forse, apparentemente, può destare disappunto vedere alcuni artisti incapaci di tenere un pennello o una matita in mano, arrivati alla ribalta della notorietà e venduti a quotazioni stratosferiche ma, a parte che rimangono delle meteore che vanno e passano nel dimenticatoio così come sono arrivati, a volte la loro genialità, che è opinabile di ogni giudizio soggettivo e discutibile, è interessante constatare ciò che hanno saputo “vendere” – seppur provvisoriamente – magari un’originalità in un mare piatto e conformista o una concettualità provocatoria imponente.
Quando ci si pone, criticamente, di fronte a ciò che “sconcerta” bollandola negativamente ci si mette nella stessa situazione di chi, inadeguato e incompetente d’arte contemporanea pronuncia la fatidica frase: “ questo avrei saputo farlo io” o “questo lo sa fare anche mio figlio”.
Già, peccato che tutto ciò venga dopo che è stato fatto…
7.Sono deluso perché non ottengo risultati?
Spesso gli artisti sono delusi e frustrati perché non vedono risultati.
E’ vero, il mercato, quello italiano soprattutto, è in crisi ed è deludente ma è anche vero che, spesso, è il risultato d'essersi mossi troppo e spesso male.
I giovani sovente hanno fretta e vorrebbero arrivare a guadagni, notorietà, collezionismo… ma una carriera artistica si costruisce nel tempo, col curriculum e con scelte, nonché investimenti, oculati e mirati.
Gli artisti, soprattutto giovani, non amano pensare al proprio lavoro come a una “professionalità” pensando, erroneamente, che si voglia inquadrare o imbrigliare l’arte e la creativià in etichette limitative e circostritte.
Oggi come oggi un artista è, comunque la pensi o voglia pensare, un professionista e come tale deve adeguarsi. In ciò non c’è nulla di umiliante o limitativo rispetto alla liberà creativa, all’intuito, fantasia e tutto ciò che è patrimonio esclusivo di un artista.
E’ il “modo di procedere” che deve essere professionale. Avvalersi delle regolamentazioni non significa essere impediti, spesso vuol dire avvalersi di possibilità, aiuti, competenze utili e agevolati, anche economicamente nel proprio lavoro.
Sapersi promuovere, presentare, rivendicare i propri diritti, esigere professionalità da parte degli operatori, rispettare contratti, tempi e modalità di chi ci supporta e lavora con noi e per noi è ormai un’esigenza e dovrebbe diventare una regola.
8.Nessuno fa contratti per le mostre
Un altro problema è che gli artisti non sanno farsi fare un contratto espositivo.
Mi sono sentita dire spesso: “Se chiedo un contratto ad un gallerista divento uno spaccamarroni e nessuno vorrà più esporre le mie opere”.
Questo è un concetto quanto di più sbagliato possa esistere!
I galleristi seri rispettano e considerano meglio e di più chi esige un contratto o ne presenta uno lui ben formulato, mentre tratta in second’ordine chi non chiede e lascia le sue opere senza uno straccio di ricevuta o di modalità precise.
Di fronte a un artista che esige un contratto il gallerista sa di avere a che fare con un professionista mentre nel secondo caso con un anarchico o con dilettante.
Solo gli pseudo galleristi lavorano a “spanne” senza lasciare nessuna traccia degli accordi o delle responsabilità inerenti le opere, le percentuali, le assicurazioni, e tutto ciò che riguarda la realizzazione di una mostra o di un progetto artistico.
Coloro che “preferiscono” muoversi senza alcuna tutela e regola, non solo non devono lamentarsi se incontrano approfittatori e venditori di illusioni e fumo, se non vengono pagati e presi in giro, non solo pagano personalmente la loro faciloneria ma continuano ad alimentare quei circuiti di serie C che si spacciano per gallerie o esperti che ingrassano sull’ignoranza e sulla paura degli sprovveduti ai quali presenteranno sempre stumenti e spazi a pagamento incrementando illusioni e  chimere.
Gli artisti che finiscono in queste reti non solo non realizzano un curriculum serio ma addirittura lo inquinano in modo deleterio in modo tale che un operatore serio e competente leggendolo scarterà a priori senza nemmeno voler visionare le opere impedendogli ogni opportunità di entrare in un circuito promettente.

FAQ.2

Dopo FAQ.1 - domande frequenti - ampliamo le informazioni per essere sempre più chiari e trasparenti rispondendo alle mail che ci arrivano:
premettendo che il mercato e sistema dell’arte è notevolmente cambiato e i criteri in uso fino agli inizi degli anni ’80 sono “deceduti” (non scaduti ma deceduti) e che, piaccia o non piaccia, ormai anche le gallerie sono aziende (senza entrare in critiche e disquisizioni positive o negative) e come tali devono agire in regime d’impresa e far quadrare bilanci, rapporti con le banche, tasse e quant’altro, queste non investono più su artisti esordienti che non apportino visibilità e certezze. A lato, nascono sempre più luoghi a pagamento. I prezzi variano a seconda delle specie e delle categorie, alcuni spazi che possiamo definire Vanity Gallery,  che assecondano l’aspirazione dell’artista che vuole mettersi in vetrina, sperando che una mostra lo faccia conoscere o vendere le proprie opere, altri fanno pagare, a seconda della posizione, del sede importante o storicizzata o del loro brand identity. Qualche operatore metterà a disposizione dei servizi (ed è sempre importante chiedere chiaramente e farsi fare un contratto), qualcun altro metterà a disposizione solo lo spazio e le spese di base (luce, riscaldamento, pulizie, eventuale presenza durante l’esposizione) lasciando che il resto sia a carico dell’organizzatore o artista.
Le domande e le mail che ci vengono rivolte sono dunque in base a questi concetti e/o aspettative:
1)      Vorrei collaborare con voi: di solito per collaborazione l’artista intende: mi offro per fare una mostra da voi. Vi do i miei quadri/opere in cambio di una percentuale.
Poiché non siamo galleristi, promoter, mercanti, venditori innanzitutto in un periodo in cui non si vende una cippa è come promettere aria fresca. Tale richiesta è ormai obsoleta perché attinge al vecchio enunciato “L’artista dipinge, il gallerista vende” che, purtroppo, oggi non vale più. Soprattutto in Italia in cui le vendite delle opere d’arte sono allo 0,75% (e trattasi comunque di vendite di artisti storicizzati o già inseriti nel mercato secondario) rispetto al 40% circa delle vendite all’estero.
2)      Vorrei esporre da voi (ma non pago): Idem come sopra. Non è chiaro che qui non ci si rivolge ad una galleria etc. Pure come il “non pago”, in quanto, noi come agenti mettiamo a disposizione dei servizi che vanno dalla tutela alla promozione con progetti atti a supportare l’artista là dove da solo non riesce, non conosce, non può in quanto preso dal proprio lavoro non ha, spesso, la possibilità, il tempo, il denaro, il personale, le entrature e la capacità reale di sapere come è meglio presentarsi, che comunicazione dare di sé e del proprio lavoro, dove è meglio partecipare e dove no, come costruirsi un curriculum valido ed efficace, a chi rivolgersi e così via. Non è un difetto, è una realtà, se l’artista dipinge e se, come oggi accade, difficilmente si confronta con altri colleghi o ha occasione di viaggiare e fare degli stage all’estero, non avrà ai una visione reale e concreta delle sue possibilità perché, preso dalle sue aspettative, difenderà a spada tratta il suo lavoro e non avrà nessun interlocutore dissenziente che gli farà notare le lacune, i difetti, gli errori che commette. Ci vuole un elemento terzo non coinvolto emotivamente che, dopo aver valutato, studiato, monitorato etc. sia in grado di capire cosa e dove bisogna correggere e dove risaltare e potenziare.
3)      So benissimo come funziona il mercato: spesso questa conoscenza si limita nel conoscere i nomi dei critici, delle riviste di settore, delle Fiere d’Arte, delle Biennali. Questa non è conoscenza. Conoscere significa comparare il mercato. Significa inoltre conoscere le leggi che oggi vengono applicate in materia di transazioni di vendita, delle documentazioni richieste, senza le quali si rischia ormai sia delle penalizzazioni pecuniarie sia penali. All’artista italiano tutto ciò non riguarda e, non comprende che ignorare ciò può condurlo a gravi e seri problemi.
4)      L’artista non può essere imprenditore: la confusione che l’artista italiano fa è nel rivendicare la libertà creativa ed pittorico/espressiva come se fosse scissa dal prodotto. Essere imprenditore di sé stessi non significa abdicare alla libertà creativa, che questo è un dono impagabile dell’artista, ma ciò non toglie che l’opera, nel momento in cui viene esposta è un prodotto, elevato, poetico, artistico e quant’altro si vuol riconoscere, ma è in vendita e come tale ha anche un iter economico e fiscale. Mancare su questo piano, non solo si è incoscienti ma fortemente egocentrici, in quanto chi acquista, per pochi o molti euro, per passione o per investimento vuole essere tutelato.
Spesso l’artista confonde il prezzo con la quotazione (la quale si forma attraverso un iter preciso e non è la semplice applicazione dei parametri coefficienti) e capita all’acquirente di acquistare un quadro/opera presso una “galleria” o studio dell’artista a un tot. e scoprire che l’artista poi, presso altre sedi, spezi o situazioni, mette in vendita a meno o di più le proprie opere. Questo fra l’altro, oltre la crisi economica attuale, è uno dei motivi di sfiducia nell’investimento d’arte in Italia. Molti galleristi/mercanti negli anni passati hanno speculato (e artisti pure) e spesso chi ha acquistato c’è trovato in mano delle emerite ciofeche sopravvalutate. Oggi, i pochi acquirenti e appassionati d’arte sono più accorti e non s’addentrano nel collezionismo senza avere delle tutele.
E’ importante quindi che le opere siano accompagnate dai certificati regolamentari (non basta più solo l’autentica), che il prezzo sia verificabile, che esista un archivio delle opere cui fare riferimento in caso di diatribe o dubbi e molto altro ancora. Questo significa essere “imprenditore” ed è di competenza dell’artista che, volente o nolente, è lui che deve garantire che ciò che vende non solo è autentico e che è sua la proprietà intellettuale e creativa, che l’opera non è stata trafugata o falsata, che la cifra richiesta è rintracciabile attraverso un archivio specifico e dimostrare che il prezzo non è inventato secondo l’umore e l’estro del momento. Per cui, oggi, l’artista ha anche queste  responsabilità, ormai fanno parte della sua professione oltre quella di dipingere.
5)      Solo quelli che hanno i soldi ce la fanno: anche questa convinzione va sfatata. Almeno per quanto ci riguarda. In ogni caso se è vero che chi ha possibilità economiche ha maggiori chance perché può permettersi se non di comprare tutto o chiunque ma di permettersi c’accedere alle informazioni e alle consulenze adatte o prestigiose di chi non ne ha. E’ lapalissiano. Chi ha soldi viaggia, si informa, confronta i prezzi, sceglie il meglio. Ecco perché, senza volerci fare pubblicità, siamo diventati agenti: per permettere a tutti (premettendo che la qualità è la condizione sine qua non) con investimenti equi, d’avere le stesse possibilità di chi, economicamente è più agevolato. I nostri servizi quindi servono all’artista al fine di perdere meno tempo a cercare, d’essere informato e d’essere tutelato. Aggiungo inoltre che, se è vero (apparentemente) che si assiste a nomi che salgono e scendono nella Borsa dell’Arte non è perché hanno pagato ma perché è sistema che è cambiato. S’è consolidata sempre più una Borsa che agisce come ogni Borsa dell’economia, con azioni che salgono o scendono. C’è sempre stata solo che era più defilata e meno conosciuta. Con l’avvento dei mercati emergenti (India, Paese Arabi, Cina, Russia etc.) i capitali hanno trovato nuove frontiere di investimento. Ma nell’arte ci sono sempre state figure e politiche non di semplice orientamento ma di pilotare il collezionismo e il mercato. Così come il credere che l’arte debba essere lontana dalle politiche o dai poteri e, qui, senza perdermi  in lunghe e noioso disquisizioni, invito a leggere l’articolo: http://www.collezionedatiffany.com/come-pollock-ha-sconfitto-il-comunismo/  consigliando anche ti tenere d’occhio questo blog  molto serio e professionale.
Per concludere, ma ci sarebbero ancora molti quesiti da affrontare, invito coloro che vogliono proporre o proporci i loro lavori, di leggere attentamente e capire che noi offriamo servizi dove, ovviamente, sono comprese delle esposizioni ma le mostre non sono né il nostro obiettivo né il senso del nostro operato. Le mostre sono uno strumento per monitorare il mercato dell’artista, per raccogliere dati utili e necessari per capire, assieme a lui e difendere i suoi interessi come è giusto e meglio procedere affinchè, l’artista, incontri il suo mercato.
6)    Avete dei consigli da darmi: a prescindere che non abbiamo la sfera di cristallo per cui non conoscendo l'artista (e non basta vedere le sue opere) non sapendo come si è mosso, quali errori ha commesso nel promuoversi e come potenziare al meglio il suo lavoro (il che significa pianificare e progettare ad hoc) non possiamo dare consigli se non quelli generali che sono inseriti nella serie delle domande frequenti sotto elencate. Inoltre è come chiedere ad un professionista avvocato, commercialista, esperto della comunicazione d'avere una prestazione professionale gratuita e credo sia difficile incontrare un professionista che elargisca donando la propria esperienza fatta in anni di lavoro, contatti, studio, e quanto si voglia in cambio di una pacca sulla spalla. Oguno, ovviamente, lavora e per vivere, tenere aperto uno studio, pagare collaboratori, tasse e tutto ciò che serve ad ogni attività vuole essere ricompensato e l'esperienza che si è fatta sul campo è frutto del suo investimento, è il suo patrimonio, la sua credibilità e non può nè regalarla nè svendere.
 
Noi siamo un’associazione no profit ma non di beneficienza, forniamo servizi e consulenze professionali non gratuite. I costi dipendono dalle necessità degli interventi che debbono essere approntati, quindi su pianificazioni individuali, anche abbiamo delle tabelle fisse ma in relazione al mercato/settore di competenza. Per esempio, occuparsi dell’ufficio stampa, non significa limitarsi a creare un buon comunicato e spedirlo alle redazioni. E’ un lavoro lungo e complesso e impegna da 2 a 3 mesi di lavoro e impegno ad ogni evento. Normalmente i costi di un ufficio stampa professionale e serio comportano un investimento che varia dai 1200 ai 4000€ al mese. Ai nostri artisti viene offerto per 12 mesi incluso ad altri servizi necessari e facendo un paragone, volendo monetizzarlo a 100€ al mese per ogni mostra, esposizione o evento cui l’artista organizzerà o parteciperà al di fuori del rapporto o dei progetti con la nostra associazione. La tutela legale è praticamente gratuita per i nostri associati. Qualsiasi controversia, contratto non rispettato, pagamenti non ricevuti, danni o scomparsa di opere durante mostre, concorsi etc. può rivalersi gratuitamente dell’intervento del legale messo a disposizione.
Ecco perché non possiamo accogliere né gratuitamente né le proposte di uno scambio o di percentuali.
Chi ritiene di non averne bisogno, chi pensa che già facendo da solo riesce al meglio, chi crede che basti esporre per trovare acquirenti e il proprio mercato: non ha bisogno di noi e dei nostri servizi.  
Translation (english): 
 
Frequent questions
 
During the last three years of activity, we have found the merits and the potential both of the market and of art operators, artists and gallerists.
Questions are always the same, but topics and answers are very complicated; even more so due to the presence of many regulatory and legal constraints, which preserve and define relationships and trade-offs among artist, gallerists and collectors.
 
1. How can I promote myself?
The promotion is absolutely essential for an artist in order to make him/her well-known and to make his/her works circulate.
There are three main points:
a. The presentation of his/her works to in charge operators: gallerists/merchants;
b. Art events/expositions;
c. Visibility.
These points may seem obvious, but they represent the first important steps to enter a circuit, which can influence favorably or unfavorably the doom of an artist.
The way we present ourselves is very important and many artists, in particular if young and newcomers, despite of many efforts, do a lot of mistakes that can compromise it all.
The most common mistakes are:
- Send generic mails (shutting everything in the “pile”, hoping in an answer sooner or later) to gallerists and operators who could consider their works;
- Send redundant and tight CVs, made, as usual, of endless lists of partecipations in contests, unimportant collective exhibits or unknown and irrelevant places for an artistic career;
- Send attachments with too many images (very heavy to download);
- Send links of sites which are not updated, chronologically incorrect, difficult to see, too verbose without clear and visible images.
N.B. Gallerists/operators, in particular if noticed and integrated, collect a lot of e-mails, proposals and projects. They haven’t got enough time to read everything and, usually, instruct collaborators and assistants to make a selection and then show them what could be more interesting for their own gallery.
The majority of e-mails are cancelled and closed after reading the first three lines if their are too verbose.
 
2. Exhibits/expositions.
The way to make yourselves noticed is the exposition of your works, for sure. A newcomer usually tries to use all the opportunities, without understanding that the exposition is more than just putting his/her works on walls and inviting people.
Choices about where and with whom to expose mean starting to create a CV and if he/she is wrong, he/she will be severely affected by his/her mistakes because these can preclude every opportunity of a useful and good collaboration for his/her market and image.
Another mistake is thinking that an art work should “speak and transmit itself” and gallerists usually take in high consideration the human relationship and they want to meet personally an artist in order to have some important information about him/her, his/her works, his/her way of working, and so on.
It is very important to obtain a date and start an acquaintance that should become the first step of a career.
 
3. Visibility.
Today visibility is about 50% of the successful launch of a new artist, in particular if young and unexpert.
Many people think about visibility as articles and reviews. And this is partly true because the more you are quotated on newspapers and magazines, the more your name goes around and is remembered. Saying this, it is important to stress the role played by a good Press Office, whose penetration ability on media, both virtual and on paper, helps in creating the artist image and in making his/her works known.
A Press Office is not just interested in sending emails, more or less detailed, about an artist or an event, but it works as a channel between information and curiosity, giving media the necessary information in order to make the editorial staff or director choose to publish exactly THAT event and/or THAT artist (taking into consideration all the other information they received, editorial space, choices, time and pace of printing).
The role played by the Press Office is complicated and very accurated. It can’t be improvised nor it can consist just in sending a single press release.
However, visibility is not simply this. It is a part of the artist and his/her works – in other words it is related to CV and quotations. The quotation is not the price of a printing, but the value created and effectively found in his/her professional career. It is the value demonstrable and verified by anyone who wants to be a customer or/and a collector.
If a painting is not characterised by a document of autenticity and demonstrability/traceability and if it can’t be referred to a market verifiable in every moment, proving its existence, it won’t be able to enter the market visibility.
 
4. How are quotations created?
Many people ask us about quotations, and questions about that are not so foolish.
Quotation is not sale price: sale price can be evaluated using parameters of coefficients but it is far from both market and quotation.
The quotation is a set of strategies which create the value of a work and that are also quite dinamic according to market changes and rules. They are fundamental to make the difference between a “professional artist” and a “new” one, between sales and collecting.
There are some steps which should be followed carefully in order to get some concrete and satisfying results.
The VAT number is quite commonly something artists don’t care about. This because he/she wrongly believes it is something expensive and useless.
There are many modalities of regulation of tax regimes for artists, some of them extremely convenient and without cost (more for beginners), which are very useful for having economic speciality reliefies, refunds and facilitations. Moreover, a VAT number is one of the essential and necessay steps to the end of having your own market and quotations because it is a proof of a professional career.
Market and collecting are based on a buy-purchase rule and the choice of buying or not an art work is linked for sure to the aesthetic flavour and the passion of a buyer. But it is very important to consider that the price/cost/quotation have to be verified and tested by a market system (and its fluctuation) or by a documentation which guarantees validity and veridicity. Otherwise, everyone would put the price that he/she prefers and the purchaser would buy a low-quality work nobody is responsible of, with the result of being connotated as an unqualified buyer.
Another thing that is completely ignored by artists is the administrative order about the Artist’s Resale Right, which wants to guarantee artists’ safety by an economic upturn derived from a growth and settlement of their quotations. Sometimes economic upturns can be very relevant but, without knowledge, no one asks for them.
 
5. Catalogue or not catalogue? Should we pay for exposing?
These are common questions, too.
Catalogues are useless for who is just at the beginning of a career, hasn’t got a CV nor a good collection of articles and reviews about him/her or his/her works.
Reviews should be appropriate, too. Usually they are made by teachers totally incompetent about art who just use big and wrong words. The so-called “hot air” is something that an operator can immediately recognise. Or they are paid and also in this case an operator easely understands the truth.
This is the main impression we get from CVs in which are described irrilevant and paid contests and ineffective exhibits.
Paying for a catalogue usually means to ruin your image because, in case of a relationship with a gallery owner with no scruples, such gallery owner will start thinking of you as the “chicken” who pays…
Instead, taking into consideration serious and competent gallery owners, the catalogue of a young artist is something suspicious…usually it isn’t really read or, if left on a desk, it doesn’t become an instrument to make an artist more memorable: it will be put among the many that a gallerist often receives or it will be used as a physical support for other “shaky” works.
Sometimes paying for exhibits could be useful. It depends on where, when and who…if it means giving a contribute to the costs, to the staff/promoters and to the space it can improve collaborative spirit towards organisers/promoters and open the way to future exchanges. Anyway, each single case should be considered according to the benefits and disadvantages it can provide towards building up an artistic career.
 
6. So, do those who have money, have more possibilities?
This is another misunderstanding to debunk. It is not about “having more money” but “investing them in a better way”.
Quality, creativity, originality, poetry and competence are the main features of an artist and you can’t buy them.
However, the problem is different. It is important to economize resources, time and energy. An artist should dedicate his/her time to his/her work, updating and studies.
Young artists know everything about exhibits, powerful galleries and influent critics but they don’t know how the market is moving - the market is usually demonized by artists who paradoxically prefer not to know anything about it. They view the market as something disjointed and useless for them but also look at it with the desire to be a part of it (otherwise, why do they discuss about sales, percentages, grants? Why do they make exhibitions, fairs, catalogues, contests?)-. They don’t compare themselves with foreign colleagues.
They attend vernissages only to keep themselves in the public eye or for friendship.
They think that professionalism is only about “knowing how to paint” (and sometimes there are very low performers from this point of view, too) and not about being cultured, well-informed, accurate and rigorous, scrupulous and respectful of the people who work with them and for them.
Nowadays, everything has unfortunately a price: if we have to invest, we should make it in a shrewd way, investing on priorities and on what is really important to the end of having real and concrete results, instead of something unfruitful and fleeting.
Instead of taking part into ineffective exhibitions and contests, artists must make less things and select more and better. This brings results and improves their CV, which thus become highly valued.
Instead of paying a critic, artists must invest on that circuits which allow them to be in touch with collectors who want to find new talents and invest in new artistic careers.
Instead of investing on catalogues, artists must invest on the right strategies that can help them towards stressing and making visible their works and philosophy/poetry.
Loosing your energies with so many attempts does not bring you any result and, even more, makes you loose important occasions and time.
No, those who have money can’t buy the possibility to rise, notoriety, collectors and a successful career. Maybe, apparently, seeing artists who are unable to hold correctly a pencil or a paint brush and who have fame and very high quotations can be disappointing; but usually these are meteors who pass as fast as they will be forgotten, and their “genius” is something subjective and questionable. However, it is quite interesting to analyse what they are going to “sell” provisionally: something original in a flat and conformist environment or a high provocative concept.
When you criticise something because it “disconcerts” you, you won’t be so different from those art-unqualified people who usually say: “I can do this, too” or “my son can do that, too”… Well, this is nevertheless stated after the work has been completed already.
 
7. I am disappointed, why don’t I have any result?
Artists are often disappointed and sad because they don’t see any result.
The market, in particular in Italy, is in the doldrums for sure; but usually these kinds of problems are the final result of moving too frequently and in a bad way.
Young people are in a hurry to get money, notoriety, collecting…but building up an artistic career is a long process with CVs, choices and focused and shrewd investments.
Artists, in particular if young people, don’t love thinking about their job as a “profession” because they feel it as a way to define art and creativity with delimited and circumscribed labels.
On the contrary, nowadays an artist is a professional, so he/she must adapt to this idea. It is nothing negative or in contrast with free creativity, intuition, fantasy and everything that is usually linked to the original idea of being an artist.
The “way to go” must be professional. Using regolamentations does not mean facing obstacles, but having possibilities, help, useful competences and economic reliefs.
Knowledge about promotion and presentation, being able of claiming rights, asking operators to be professional, respecting contracts, time and the way of working of those who work with and for us, are needs that should become rules.
 
8. Nobody does exhibitions contracts.
Another problem is that artists are unable to have an exhibition contract.
A lot of people tell me: “If I ask gallery owners to have a contract, I will annoy them and nobody will ever expose my works”.
This is absolutely wrong!
Serious gallerists respect and appreciate a lot those artists who ask for a contract or present one already written; while they have a low consideration for those who don’t ask for anything and just leave his/her works in their places with no receipts or detailed procedures.
In front of an artist who asks for a contract, a gallerist understands he/she is dealing with a professional; otherwise, where no contract is asked for, he/she considers the artist as an anarchist or a beginner.
Only the fake gallery owners work with guesstimates without any contract nor responsability towards works, percentages, insurance policies and everything which is concerned with an exhibition’s organization and artistic projects.
People who prefer to go on without rules and protections can’t complain about profiteers, “smoke” seller, the absence of economic entrances and being taken for fools. Even more they don’t just pay personally for their superficiality, but they also incite the kind of business based on fake gallerists and experts, who propose instruments and places with fees to uninformed and scared people, creating illusions and hopes.
Artists who fall into this kind of circuit usually don’t present a serious CV or pollute it in a deleterious way. Therefore, a serious and expert operator will throw their CV away without looking at works. As a consequence, the artist is not allowed to enter a good and promising circuit.


mercoledì 15 aprile 2015

Aprire una societa' con 1 euro senza pagare il notaio, Srl semplificata ...

SEI UNA CREATIVA? ECCO COME VENDERE LE TUE IDEE

Sei una creativa? Ecco come vendere le tue idee

Sei creativa e vuoi vivere di ciò che realizzi con le tue mani? ecco cosa fare e come iniziare a guadagnare vendendo le tue idee

 Sei creativa e vuoi vivere di ciò che realizzi con le tue mani? Bijoux, sciarpe, borse... Dietro questo tipo di attività c'è di solito una grande passione che bisogna cercare in tutti i modi di trasmettere al cliente. L'amore per le proprie creazione deve trasparire dai gesti, da come si maneggiano gli articoli, dalle parole che si usano per descriverli. Insomma, stiamo parlando di un lavoro artistico, e un po' artisti bisogna sentirsi.

Come iniziare? Donna Moderna ci dà dei consigli dal punto di vista burocratico che qui vi riportiamo:

- Devi iscriverti all'albo degli artigiani, e non a quello dei commercianti. I costi sono minimi soprattutto se non ci sono macchinari: dipendono esclusivamente dai materiali e dal locale che può essere anche molto piccolo, es. 10 mq. Non serve il retrobottega perchè è bello che la gente quando entra veda l'artigiana/o sul banco di lavoro che crea.


- Aprire un negozio non è difficile soprattutto se si rientra nella categoria degli esercizi di vicinato, ovvero se il locale non supera i 150 mq nei comuni con più di 10mila abitanti e i 50 nei comuni più piccoli. Ecco cosa occorre nel dettaglio:
1. una comunicazione da presentare al Municipio compilando il modello COM1 (si ritira in Comune o alla Confesercenti); vi si scrivono i dati dell'esercizio (grandezza del locale e tipo di commercio), l'autocertificazione dei requisiti morali (antimafia e assenza di procedimenti penali) e quelli sanitari e urbanistici del locale (deve avere la destinazione d'uso commerciale). Dopo 30 giorni, senza bisogno di ricevere una risposta, si può aprire la nuova attività
2. l'attivazione della partita IVA (è gratuita) e la comunicazione alla Camera di Commercio che assegna il numero da utilizzare per il registratore di cassa
3. L'iscrizione al registro delle imprese della Camera di Commercio, da fare entro 30 giorni dall'apertura del negozio. Occorrono 14,62 euro più 21 euro per la segreteria e un diritto annuale che varia di città in città (a Roma sono 80 euro ad esempio)
4. L'autorizzazione per l'insegna da chiedere al Comune (si paga una tassa che varia da zona a zona)
5. L'iscrizione all'Inps: si versa un contributo fisso di 900 euro a trimestre e altri due versamenti annuali in percentuale sul reddito (circa il 14-16 per cento)



Se sei donna e, più che un negozio, hai in mente di metter su una piccola impresa puoi beneficiare dei vantaggi offerti a sostegno dell'imprenditoria femminile. Le donne sono tutelate dalla legge per l'imprenditoria femminile. Per accedervi bisogna aspettare la pubblicazione del bando per l'assegnazione dei fondi sulla Gazzetta ufficiale, quindi si presenta alla regione un business plan dove si spiega il tipo di attività che si intende avviare, quante persone avrai alle tue dipendenze ecc.
Chi rientra in graduatoria ottiene il 50 per cento dell'investimento a fondo perduto e il resto a tasso agevolato. Per presentare un progetto convincente e completo puoi rivolgerti:

CONFESERCENTI tel. 0647251
CONFCOMMERCIO www.confcommercio.it
TERZIARIO DONNA tel. 065866313
SPORTELLO DONNA www.camcom.it

A cosa fare attenzione
L'ostacolo più grande in questo tipo di attività è farsi conoscere. L'ideale all'inizio è partecipare a mercatini e fiere locali e mettere in conto almeno due anni per farsi una clientela (anche il passaparola in questi casi è fondamentale). Trovi il calendario dei mercati, regione per regione sul sito www.hobbydonna.it . Per farti un'idea puoi andare a fare una visita ai negozi del "Commercio equo e solidale" su www.assobdm.it e www.altromercato.it

Vi presentiamo qualche giovane creativa che ce l'ha fatta e adesso propone le proprie creazioni in gito per mercatini, in negozio o sul web!

Iniziamo con Elena Cecchetti, 23 anni, di Firenze ma reduce da un lungo Erasmus a Siviglia, ideatrice del marchio di bigiotteria artigianale Nonna Ubolda che porta in giro per i mercatini e le fiere del centro Italia. Elena ha iniziato un anno e mezzo fa con alcune amiche a realizzare orecchini, collane, braccialetti ecc. con perline di plastica, legno e vetro montati su fili di materali diversi: caucciù, spago, rame, argento, filo da giardinaggio.. insomma un po' di tutto!

"L'idea è nata da una grande passione per i pendenti" - ci racconta Elena - "diciamo pure che sono una maniaca! Quindi mi son detta, perchè non farli da sola! Vedendo poi che le mie creazioni piacevano alle amiche ho deciso di venderle. La soddisfazione più grande è vedere la faccia delle persone quando si fermano a guardare quello che tu hai fatto con le tue mani e ti fanno i complimenti. Inoltre fare mercatini è un'occasione splendida per incontrare gente che ha voglia di creare, fare, scambiarsi idee e cose".

Potete scrivere ad Elena per chiederle consigli sulla sua attività, per sapere dove esporrà i suoi oggetti o altro a elena_cecchetti@libero.it

Clizia Ornato, 27 anni, vive e lavora a Bologna. Crea gioielli e accessori usando i materiali più disparati, dai francobolli ai ritagli di tessuto. I bracciali postali, creati con veri francobolli originali di tutto il mondo, sono le creazioni che l'hanno fatta conoscere. Laureata al DAMS di Bologna con una tesi in antropologia sui griot dell’Africa occidentale, Clizia dimostra la sua attrazione per le diverse culture che si palesa nelle sue collezioni. Collezioni che potete ammirare nel suo sito Clizia Ornato


Le Dissociate sono quattro ragazze di Milano: Stefania Casacci, Cristiana del Buono, Benedetta de Bartolomeis Monica Battistella, tutte intorno ai 28 anni che si conoscono dall'università, si occupano di comunicazione visiva e hanno creato un laboratorio dal nome Sartoria Vico. Le loro creazioni sono molto versatili e vanno dalle borse in feltro alle sciarpe trasformiste, ai fermagli, fino ai costumi. Visitate il loro sito per farvi un'idea: SartoriaVico

Margherita Marchioni ha 29 anni e vive e lavora a Roma. Per le sue creazioni usa davvero tutto quello che può capitarle tra le mani e infatti il suo marchio ha il bellissimo nome di MateriaMorfosi: dalle matite colorate con le quali crea borse di varie misure, ai tappi dello spumante e la pasta con i quali dà vita a bellissimi bijoux, così come viti e bulloni che nelle sue mani diventano sensuali gioielli. Provare per creder visitando il suo bellissimo sito MateriaMorfosi


Molte creatrici di bigiotteria (ma non solo) hanno aperto dei veri e propri negozi virtuali sul web. Proprio grazie ad Ebay i creativi hanno la possibilità di vendere e farsi conoscere senza dover aprire un vero e proprio negozio e quindi con pochissime spese.
Come fare per vendere su Ebay? leggi qui tutte le istruzioni
Le regole che fanno di un venditore, un venditore doc

1. Sorridete, siate sempre di buon umore e pazienti. Non è importante solo la merce che si propone, ma anche e soprattutto a volte, il modo come lo si fa
2. Salutate sempre chi entra in negozio o si avvicina al vostro banco al mercato, anche se siete impegnati con altri clienti
3. Il bancone è una barriera alla comunicazione. Se potete inseritelo nell'arredamento come piano di lavoto o appoggio
4. Nessun cliente è mai una perdita di tempo. Chi non compra oggi potrà comprare domani o comunque consigliare il vostro lavoro ad altre persone

6. Siate preparatissimi su tutti i prodotti che vendete. La più grande differenza questo tipo di shopping e quello ad esempio in un centro commerciale, è che l'acquirente può vedere in faccia chi produce la merce o perlomeno avere dal venditore delle informazioni abbastanza certe sulle origini del prodotto, su chi e come l'ha creato
7. Cercate di dare buoni (e obiettivi) consigli a chi vi chiederà una opinione sull'acquistare un oggettopiuttosto che un altro
8. Ai clienti più interessati potete chiedere i dati, magari la mail, così da informarli su promozioni, novità e quant'altro legate alla vostra attività
9. Salutate sempre con cortesia: il saluto finale influenza la propensione del cliente a prendervi in considerazione per acquisti futuri. Lo stesso dicasi anche per chi non ha comprato nulla: ditegli che vi dispiace di non averlo potuto accontentare
10. Almeno all'inizio non alzate eccessivamente i prezzi! D'accordo far entrare nella cifra la manodopera, il costo dei materiali e di eventuali macchinari e il valore aggiunto del "pezzo unico" ma se i costi sono troppo alti riceverete sì tanti complimenti, ma ben poche entrate!


Sei creativa e vuoi vivere di ciò che realizzi con le tue mani? Bijoux, sciarpe, borse... Dietro questo tipo di attività c'è di solito una grande passione che bisogna cercare in tutti i modi di trasmettere al cliente. L'amore per le proprie creazione deve trasparire dai gesti, da come si maneggiano gli articoli, dalle parole che si usano per descriverli. Insomma, stiamo parlando di un lavoro artistico, e un po' artisti bisogna sentirsi.
Come iniziare?
  • - Devi iscriverti all'albo degli artigiani, e non a quello dei commercianti. I costi sono minimi soprattutto se non ci sono macchinari: dipendono esclusivamente dai materiali e dal locale che può essere anche molto piccolo, es. 10 mq. Non serve il retrobottega perchè è bello che la gente quando entra veda l'artigiana/o sul banco di lavoro che crea.
Creatività e fai da te: trasformare un hobby in lavoro
Aprire un negozio non è difficile soprattutto se si rientra nella categoria degli esercizi di vicinato, ovvero se il locale non supera i 150 mq nei comuni con più di 10mila abitanti e i 50 nei comuni più piccoli. Ecco cosa occorre nel dettaglio:
  1. una comunicazione da presentare al Municipio compilando il modello COM1 (si ritira in Comune o alla Confesercenti); vi si scrivono i dati dell'esercizio (grandezza del locale e tipo di commercio), l'autocertificazione dei requisiti morali (antimafia e assenza di procedimenti penali) e quelli sanitari e urbanistici del locale (deve avere la destinazione d'uso commerciale). Dopo 30 giorni, senza bisogno di ricevere una risposta, si può aprire la nuova attività
  2. l'attivazione della partita IVA (è gratuita) e la comunicazione alla Camera di Commercio che assegna il numero da utilizzare per il registratore di cassa
  3. L'iscrizione al registro delle imprese della Camera di Commercio, da fare entro 30 giorni dall'apertura del negozio. Occorrono 14,62 euro più 21 euro per la segreteria e un diritto annuale che varia di città in città (a Roma sono 80 euro ad esempio)
  4. L'autorizzazione per l'insegna da chiedere al Comune (si paga una tassa che varia da zona a zona)
  5. L'iscrizione all'Inps: si versa un contributo fisso di 900 euro a trimestre e altri due versamenti annuali in percentuale sul reddito (circa il 14-16 per cento)
Designer emergenti: Picca jewellery
Se sei donna e, più che un negozio, hai in mente di metter su una piccola impresa puoi beneficiare dei vantaggi offerti a sostegno dell'imprenditoria femminile. Le donne sono tutelate dalla legge per l'imprenditoria femminile. Per accedervi bisogna aspettare la pubblicazione del bando per l'assegnazione dei fondi sulla Gazzetta ufficiale, quindi si presenta alla regione un business plan dove si spiega il tipo di attività che si intende avviare, quante persone avrai alle tue dipendenze ecc.
Chi rientra in graduatoria ottiene il 50 per cento dell'investimento a fondo perduto e il resto a tasso agevolato. Per presentare un progetto convincente e completo puoi rivolgerti:

CONFESERCENTI tel. 0647251
CONFCOMMERCIO www.confcommercio.it
TERZIARIO DONNA tel. 065866313
SPORTELLO DONNA www.camcom.it

A cosa fare attenzione

L'ostacolo più grande in questo tipo di attività è farsi conoscere. L'ideale all'inizio è partecipare a mercatini e fiere locali e mettere in conto almeno due anni per farsi una clientela (anche il passaparola in questi casi è fondamentale). Trovi il calendario dei mercati, regione per regione sul sito www.hobbydonna.it . Per farti un'idea puoi andare a fare una visita ai negozi del "Commercio equo e solidale" su www.assobdm.it e www.altromercato.it

Vi presentiamo qualche giovane creativa che ce l'ha fatta e adesso propone le proprie creazioni in gito per mercatini, in negozio o sul web!

Iniziamo con Elena Cecchetti, di Firenze ma reduce da un lungo Erasmus a Siviglia, ideatrice del marchio di bigiotteria artigianale Nonna Ubolda che porta in giro per i mercatini e le fiere del centro Italia. Elena ha iniziato un anno e mezzo fa con alcune amiche a realizzare orecchini, collane, braccialetti ecc. con perline di plastica, legno e vetro montati su fili di materali diversi: caucciù, spago, rame, argento, filo da giardinaggio.. insomma un po' di tutto!
"L'idea è nata da una grande passione per i pendenti" - ci racconta Elena - "diciamo pure che sono una maniaca! Quindi mi son detta, perchè non farli da sola! Vedendo poi che le mie creazioni piacevano alle amiche ho deciso di venderle. La soddisfazione più grande è vedere la faccia delle persone quando si fermano a guardare quello che tu hai fatto con le tue mani e ti fanno i complimenti. Inoltre fare mercatini è un'occasione splendida per incontrare gente che ha voglia di creare, fare, scambiarsi idee e cose".

Potete scrivere ad Elena per chiederle consigli sulla sua attività, per sapere dove esporrà i suoi oggetti o altro a elena_cecchetti@libero.it

Clizia Ornato, 27 anni, vive e lavora a Bologna. Crea gioielli e accessori usando i materiali più disparati, dai francobolli ai ritagli di tessuto. I bracciali postali, creati con veri francobolli originali di tutto il mondo, sono le creazioni che l'hanno fatta conoscere. Laureata al DAMS di Bologna con una tesi in antropologia sui griot dell’Africa occidentale, Clizia dimostra la sua attrazione per le diverse culture che si palesa nelle sue collezioni. Collezioni che potete ammirare nel suo sito Clizia Ornato
Eva P di Paoletti Gioielli
Le Dissociate sono quattro ragazze di Milano: Stefania Casacci, Cristiana del Buono, Benedetta de Bartolomeis Monica Battistella, tutte intorno ai 28 anni che si conoscono dall'università, si occupano di comunicazione visiva e hanno creato un laboratorio dal nome Sartoria Vico. Le loro creazioni sono molto versatili e vanno dalle borse in feltro alle sciarpe trasformiste, ai fermagli, fino ai costumi. Visitate il loro sito per farvi un'idea: SartoriaVico

Margherita Marchioni ha 29 anni e vive e lavora a Roma. Per le sue creazioni usa davvero tutto quello che può capitarle tra le mani e infatti il suo marchio ha il bellissimo nome di MateriaMorfosi: dalle matite colorate con le quali crea borse di varie misure, ai tappi dello spumante e la pasta con i quali dà vita a bellissimi bijoux, così come viti e bulloni che nelle sue mani diventano sensuali gioielli. Provare per creder visitando il suo bellissimo sito MateriaMorfosi
La bottega di Medusa
Molte creatrici di bigiotteria (ma non solo) hanno aperto dei veri e propri negozi virtuali sul web. Proprio grazie ad Ebay i creativi hanno la possibilità di vendere e farsi conoscere senza dover aprire un vero e proprio negozio e quindi con pochissime spese.




Come fare per vendere su Ebay? leggi qui tutte le istruzioni
Le regole che fanno di un venditore, un venditore doc
  1. Sorridete, siate sempre di buon umore e pazienti. Non è importante solo la merce che si propone, ma anche e soprattutto a volte, il modo come lo si fa
  2. Salutate sempre chi entra in negozio o si avvicina al vostro banco al mercato, anche se siete impegnati con altri clienti
  3. Il bancone è una barriera alla comunicazione. Se potete inseritelo nell'arredamento come piano di lavoto o appoggio
  4. Nessun cliente è mai una perdita di tempo. Chi non compra oggi potrà comprare domani o comunque consigliare il vostro lavoro ad altre persone
  5. Siate preparatissimi su tutti i prodotti che vendete. La più grande differenza questo tipo di shopping e quello ad esempio in un centro commerciale, è che l'acquirente può vedere in faccia chi produce la merce o perlomeno avere dal venditore delle informazioni abbastanza certe sulle origini del prodotto, su chi e come l'ha creato
  6. Cercate di dare buoni (e obiettivi) consigli a chi vi chiederà una opinione sull'acquistare un oggettopiuttosto che un altro
  7. Ai clienti più interessati potete chiedere i dati, magari la mail, così da informarli su promozioni, novità e quant'altro legate alla vostra attività
  8. Salutate sempre con cortesia: il saluto finale influenza la propensione del cliente a prendervi in considerazione per acquisti futuri. Lo stesso dicasi anche per chi non ha comprato nulla: ditegli che vi dispiace di non averlo potuto accontentare
  9. Almeno all'inizio non alzate eccessivamente i prezzi! D'accordo far entrare nella cifra la manodopera, il costo dei materiali e di eventuali macchinari e il valore aggiunto del "pezzo unico" ma se i costi sono troppo alti riceverete sì tanti complimenti, ma ben poche entrate!

Creare Oggetti di Design: Videocorso Pratico